Pier Luigi Sacco, Flash Art
NOTE A MARGINE DEL PROSSIMO FESTIVAL DI FAENZA
SE È DIFFICILE affermare che i nostri artisti riescono oggi a occupare un posto significativo sulla scena internazionale dell’arte contemporanea, non può dirsi altrettanto per i filosofi : nomi come quelli di Giorgio Agamben e Paolo Virno occupano ormai un posto di primo piano nella lista dei required readings di ogni corso di formazione critico-curatoriale che si rispetti. Eppure, paradossalmente, mai come in questo momento si avverte nel nostro paese una profonda carenza di ragionamento ed elaborazione concettuale sui temi dell’arte contemporanea. Una carenza che si percepisce, per esempio, fin troppo chiaramente nelle pratiche di molti artisti italiani delle ultime generazioni — troppo spesso incapaci di presentare o difendere adeguatamente il proprio lavoro, oppure al contrario fin troppo zelanti nell’ammantarlo di contorti paralogismi ricavati da letture frettolose superficiali di qualche testo scientifico, sociologico o filosofico, con potenti effetti di comicità involontaria. Si tratta di una contraddizione più apparente che reale: in questi anni sembra che in Italia si stia facendo davvero di tutto per confinare la capacità di ragionamento in spazi sempre più angusti e per colpevolizzare chi continua, malgrado tutto, a considerarla un valore e un bene da difendere. Non a caso, i nostri illustri filosofi sopra citati si sono formati in un clima socio-culturale molto diverso, e molto distante da quello che viviamo oggi.
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