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/ 21 September 2011

Parliamo di arte...scrivendo - Paco Barragan

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Lato C, la rubrica pensata dal festival dell'arte Contemporanea per Artribune, continua il suo percorso nei temi dell'arte e della cultura con "Parliamo di arte... scrivendo!", una divertente disamina del curatore indipendente Paco Barràgan sui modi di dire nel linguaggio dell'arte.

Qualche giorno fa, rientrato a Madrid dopo un viaggio, ho visto il film The King's Speech, la storia, magistralmente interpretata da Colin Firth, di Re Giorgio VI alla ricerca della "propria voce".

Immediatamente ho realizzato un collegamento con The King's English, un libro sulla grammatica inglese e sui modi di dire scritto dai fratelli Fowler, Henry Watson e Henry George e pubblicato nel 1906. Anche la scrittura e il parlato, infatti, sono a mio parere alla ricerca di una propria "voce".
Se non sei uno scrittore, scrivere è difficile. Lo è anche per gli autori che non fanno nient'altro da una vita. Il suggerimento dei Fowlers, per diventare buoni scrittori, è: "essere diretti, semplici, brevi, vigorosi e lucidi". E per rispettare questo principio offrono una serie di regole pratiche:

−    privilegiare parole familiari a scapito di quelle inverosimili,
−    preferire espressioni concrete a quelle astratte,
−    evitare perifrasi,
−    usare parole brevi,
−    preferire parole sassoni a quelle romanze.

Tutte le lingue ovviamente evolvono e, anche se ci sono alcune imprecisioni, il testo è comunque elegante, autoritario e divertente. Il grande classico della lingua inglese The Elements of Style di William Strunk Jr e E.B. White insiste sulla stessa idea di uno stile sobrio, consigliando chiarezza: suggerisce infatti di evitare parole sofisticate e costruzioni complicate e di usare una scrittura naturale, compatta, uniforme e non pretenziosa.
Ora proviamo a pensare al mondo dell'arte e ai suoi scritti e immediatamente ci si accorgerà che il risultato è esattamente l'opposto. Scrivere di arte normalmente implica l'uso di termini insoliti e astratti e l'uso di parole romanze. Spesso vengono preferiti in questo contesto stili poco chiari, innaturali e arzigogolati.

Le parole possono ingaggiare una relazione contraddittoria con il proprio significato. Scritto nel 1957, Mythologies di Roland Barthes già evidenziava questa distanza tra significato e significante, facendo emergere come progressivamente i concetti stavano diventando vaghi e perdendo di fatto il proprio significato. L'uso di qualificativi, in particolare degli aggettivi, è debilitante perché "è sintomo di indebolimento della lingua" e "gonfia il significato del termine"cui si riferiscono.
Di conseguenza, portando avanti l'idea di Barthes, l'aggettivo dovrebbe presentare il nome in una "condizione credibile, completamente nuova ed innocente".
Lo stile è più una questione di carattere, che non di composizione. Il tuo modo di "aggettivare" diventa il tuo DNA. La questione è vitale. Perchè? Scrivere è l'unica maniera per pensare, condividere idee e, nel caso, convincere.

Adesso date un'occhiata a questa lista di aggettivi:

1.    stimolante (challenging)
2.    emergente
3.    thought-provoking
4.    engaging
5.    radicale
6.    provocatorio
7.    critico
8.    autorevole

Sembra inverosimile che il lettore non sia consapevole di ciò. Una dimostrazione può essere data da alcuni brevi esempi di testi ed informazioni ricevute sul mio computer mentre sto scrivendo questo articolo:

−    [...]  in un archivio in progress cremoso dei principali artisti emergenti ... (Prefazione, Fresh Cream)
−    A prescindere da questo lampante errore, qualcosa dell'arte sembrava essere degno di questa attenzione, essendo radicale, serio e sorprendente... (Julian Stallabrass, introduzione, High Art Life)
−    Dietro al titolo EAST by SOUTH WEST, curato da Vienna 2011, ha invitato 21 tra i principali curatori per presentare i lavori di un ampio range di artisti.... (e-flux newsletter)
−    Ciao Peter, Paul Johnson mi ha spedito i tuoi link e penso che siano molto stimolanti (challenging). (messaggio su Facebook)

Questa tendenza all'orpello stilistico è sempre orientata al futuro, al nuovo, all'utopia che è progressiva e radicale. Ma quando tutto è definito come emergente, stimolante, avvincente e critico, accade che questi aggettivi non definiscono più niente di niente. Che sia per pigrizia, per mancanza di precisione o per il desiderio di lasciare il segno, rimane il fatto che questo uso retorico e vago del linguaggio non convince, anzi, confonde.

Paco Barragàn

(tag Paco BarragánLato CArtribune)
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