Il MAXXI di Roma, in partnership con il Philadelphia Museum of Art, dedica una grande mostra al lavoro
di Michelangelo Pistoletto, protagonista dell'Arte Povera e pioniere nel campo delle pratiche artistiche di
partecipazione collaborativa.
Fino al 15 agosto le sale avveniristiche del Museo delle Arti del XXI secolo di Roma saranno occupate dalle opere di Pistoletto, lavori realizzati nel periodo compreso tra 1956 e 1974, e organizzati in un'esposizione personale retrospettiva, che vuole essere tanto una celebrazione del passato, quanto uno sguardo premonitore sull'attività futura del maestro piemontese.
I lavori, scelti dal curatore Carlos Basualdo, puntano a comporre un quadro preciso dell'attività artistica di
Pistoletto tra gli anni '50 e '70, partendo dalla pittura fino ad arrivare alla performance. L'organizzazione delle opere nello spazio del museo è organica, seppur definita; si passa da una sala all'altra in un fluire continuo, che riesce a coniugare organizzazione cronologica e rispetto dei legami concettuali che legano le singole opere, così come sono stati pensati dall'artista. Le scelte curatoriali hanno, inoltre, il pregio di rispettare l'apertura e il dinamismo delle architetture del MAXXI. La mostra si apre con una rassegna dei primi lavori a olio dell'artista, principalmente autoritratti in cui il soggetto si staglia su uno scenario privo di riferimenti temporali, realizzato tramite l'uso di vernici industriali che creano un effetto altamente riflettente.
La naturale evoluzione dei lavori degli anni '50 sono i Quadri specchianti, una delle cifre stilistiche più
immediatamente riconoscibili in Pistoletto: in questi lavori l'artista porta a un livello più maturo la sua
riflessione sulla definizione del sé artistico, e sul rapporto tra artista, opera e pubblico, tutti e tre attori di
un gioco in cui i ruoli risultano sempre meno definiti. Questi due gruppi di opere dividono uno spazio comune, disposti in modo tale che lo spettatore si ritrovi a camminare tra loro come in una foresta d'immagini e riflessi, senza soluzione di continuità. Delineano un'ulteriore riflessione sul rappresentare e il percepire l'arte i Plexiglass, nei quali Pistoletto riesce, combinando l'opacità dell'immagine fotografica e la trasparenza del supporto plastico, a realizzare illusioni visive che proiettano la rappresentazione bidimensionale nello spazio tridimensionale da noi abitato (movimento uguale e contrario a quello che anima i Quadri specchianti).
L'esposizione prosegue con i lavori delle serie Oggetti in meno e Luci e riflessi, entrambi anticipatori di
una tematica che sarà fondamentale nell'Arte Povera, ossia l'idea che l'oggetto artistico contenga in sé,
come componente inalienabile, la possibilità di trasformazione e cambiamento, e quindi possieda un'insita
processualità. Ma vero simbolo del periodo di coinvolgimento di Pistoletto nel movimento Arte Povera rimangono gli Stracci, che nella rassegna romana sono rappresentati da opere quali Muretto di Stracci, Orchestra di Stracci-Quartetto e la notissima Venere degli Stracci.
La mostra si chiude con una raccolta di testimonianze delle azioni e performance realizzate dall'artista a partire dal 1968 con il gruppo di teatro di strada Lo Zoo. Le attività di Pistoletto con Zoo sono la più evidente conseguenza della volontà di portare, letteralmente, l'arte nelle vie della città, tra la gente, stabilendo così un dialogo tra estetico e sociale, tra arte e vita, che è la vera chiave di lettura dell'intera produzione di Pistoletto, a partire dai Quadri specchianti.
Come il titolo della mostra suggerisce il cammino compiuto da quest'artista delinea un percorso che porta
da uno, come definizione della propria individualità artistica, indagata specialmente nei quadri a olio della
fine degli anni '50, a molti, ossia al complesso tessuto di umanità che compone il sociale, di cui l'artista è
solo una componente, e con il quale l'arte ha il dovere d'interagire. Pistoletto rivendica il ruolo politico della produzione artistica, partendo dall'inserimento del pubblico nel tessuto figurativo delle opere (si vedano in particolare i Quadri specchianti del gruppo Comizi), passando per il coinvolgimento fisico nelle attività del gruppo Zoo, fino ad arrivare, nel 1998, alla fondazione di Cittadellarte, laboratorio interdisciplinare per l'arte e la produzione culturale, un luogo in cui artisti e pubblico lavorano insieme per modificare attivamente aspetti della realtà socio-politica. Durante la visita in anteprima della mostra, dedicata alla stampa, Pistoletto, descrivendo le sue superfici riflettenti, ha invitato i giornalisti a notare come, per meglio entrare nel quadro, ci si debba allontanare da esso, facendo più di un passo indietro. Bisogna tornare nella realtà per meglio conquistare l'opera, e solo muovendosi nella concretezza del reale un artista come Michelangelo Pistoletto ha saputo realizzare un'arte aperta alla vita.
a cura di Chiara Cartuccia
pubblicato da alessia
il 10.03.2011
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