Si è incentrato sulla monumentale biografia dal titolo: “Marcel Duchamp: una vita a credito” l’interessante dialogo tra il critico Bernard Marcadé e Carlos Basualdo.
Il francese è autore di quella che Basualdo ha definito “l’opera più complessa e ricca prodotta sino al momento”. Presentando il poliedrico Duchamp ci ha ricordato che c’è ancora moltissimo da dire di una persona che è stata allestitore, promotore di collezioni, diplomatico nelle relazioni del mondo artistico e non per ultimo artista in una nuova concezione del termine.
Bernard Marcadé parte dalla morte del dadaista, avvenuta in un anno cruciale dal punto di vista storico, il sessantotto, per mettere in luce la straordinaria libertà di un uomo non allineato rispetto ai media del tempo. Per capire l’opera si rivela necessario cominciare parlando della sua vita, autorizzato dal fatto che Duchamp disse: “Penso di aver fatto della mia vita un opera”. Una vita incentrata sulla presenza della figura femminile, che non emerge nei suoi lavori, rimane latente e della sua passione per gli scacchi di cui era un abile giocatore ma non un genio. Passione che lo ha allontanato per anni dal fare artistico.
Straordinaria innovazione è la creazione della boîte-en-valise, dispositivo portatile delle sue opere con il quale viaggiava durante la seconda guerra mondiale garantendosi in maniera intuitiva che le sue opere non fossero disperse, sparpagliate.
Di questa vita a credito emerge la difficoltà dell’ultimo secolo di non avere tempo, di non saperlo gestire. E Duchamp in quest’ottica è stato un artista del tempo, di un fare opere al di fuori dalla logica del lavoro.
a cura di sara borsoi