È stata una conversazione vivace quella sul collezionismo, nella quale Pier Luigi Sacco ha moderato gli interventi di Ludovico Pratesi e Chus Martinez.
La discussione è partita da alcune riflessioni sul libro “L’arte di collezionare arte contemporanea”, manuale scritto da Pratesi, in modo pratico, sul come iniziare ad acquisire opere d’arte. È una mappa rivolta al collezionista, un bagaglio d’informazioni essenziali che indirizzano ad una sfida più intellettuale che ad una volontà di possesso materiale dell’opera. Una guida che accompagna sino al primo acquisto e che ha la volontà di far evitare errori d’orientamento, rivolta prevalentemente al mercato italiano. Le pagine dell’ultimo capitolo vedono raccontata l’esperienza di sette grandi collezionisti italiani che hanno scelto di vivere la loro “sfida” in maniera pubblica.
Ricerca della qualità massima, creazione di un percorso di collezione, attenta selezione nel curriculum degli artisti, volontà di intraprendere un’avventura personale, continua evoluzione dei propri gusti personali, essere consapevoli del cambiamento e del mettersi in gioco. Sono queste le “regole fondamentali” nelle quali Pratesi ha condensato i suoi “consigli”, soffermandosi sull’importanza di vivere un rapporto col tempo che non sia di carattere schizofrenico, poiché rivolto al futuro, ma consapevole presente, senza tensione e senza ansie.
Chus Martinez, chief curator del MACBA di Barcellona, ha illustrato la realtà spagnola evidenziando chiare differenze nel modo di collezionare rispetto ad altri paesi europei e all’Italia.
“Il collezionismo, in Spagna, ha un significato differente. Ci sono pochi collezionisti privati e solo i musei hanno una collezione – a differenza di una kunsthalle o di uno spazio espositivo”. Una affermazione che ha permesso alla Martinez di evidenziare la prospettiva spagnola, fatta di una storicizzazione che assume connotazioni pedagogiche, formative e democratiche. Ripete più volte la parola “rappresentare” specificando che l’arte è “fatta per la testa e non per gli occhi. È necessario costituire dei comitati scientifici d’acquisto altrimenti è solamente puro shopping”. “Bisogna localizzare il momento e scrivere autonomamente la storia dell’arte secondo un criterio coerente. Ogni sguardo rivolto all’arte in modo serio e differente può focalizzare un dato momento e moltiplicare le storie dell’arte”.
“L’Italia è incapace di fare questo, non riesce a dare un punto di vista coerente”. È questa la chiusura della curatrice spagnola; affermazione condivisa da Ludovico Pratesi che, con uno scatto nella discussione, non chiude il sipario sulla difficile situazione italiana ma disegna uno scenario dove la possibilità si può tramutare in realtà. Partendo dall’esperienza della Fondazione Guastalla, racconta dell’evoluzione del collezionismo italiano - dimensione che va progressivamente mutando nei modi e nelle figure. Cambia il collezionista, che a volte sostituisce le istituzioni pubbliche e diventa più informato e curioso nel sostenere i giovani artisti.
“Dipende dalle istituzioni, ci vuole consapevolezza, soprattutto nel riconoscere che città come Roma, per esempio, devono lanciare delle sfide alla realtà complessa, al mondo politico, alle architetture, alla storia passata”. “Si deve rivedere il rapporto tra istituzione e politica, con più rispetto nei confronti dei professionisti. La politica deve lasciare libertà di azione alle giovani generazioni”. Cita il MACRO come esperienza indicativa e il MAXXI come realtà più complessa, alla quale augura un gran futuro.
Il collezionismo è piacere, ossessione, passione. È un investimento sulla propria personalità e un’accettazione delle sfide con l’artista e con l’opera. È un investimento intellettuale che dovrebbe andare oltre l’esterofilia, antropologicamente limitante. Per Pratesi è indispensabile partire da se stessi essendo consapevoli di poter offrire uno scambio alla pari.
a cura di giangavino pazzola