All’ISIA un’intervista mirata all’analisi e all’indagine dei processi compositivi dei lavori di Keren Cytter attraverso la visione di alcuni dei suoi lavori. Marinella Paderni interroga l’artista, a seguito della proiezione di film scelti, sulla genesi dell’opera, e sull’intento culturale a cui tende. Ne scaturisce l’idea che in tutti i lavori l’artista israeliana punta a mettere in forte relazione, a volte capovolgendo l’assetto cinematografico vigente, la costruzione di senso e l’aspetto puramente visivo.
Per la Cytter l’immagine è, nel processo creativo, il primo passo per la creazione, si lega spesso alla musica e precede l’operazione di formale sceneggiatura. Il tempo delle storie dei video è un tempo in cui gli eventi si muovono in maniera circolare e i personaggi, strettamente legati all’architettura, sono sempre emblemi di un’intelligenza emotiva più che intellettuale. I film sono fissati su questi cardini di idee, ma mobili nella foggia del materiale pratico. Alcuni lavori, infatti, possono annoverarsi nel canonico utilizzo dell’immagine cinematografica, altri, invece, la destrutturano.
Il processo di scomposizione e montaggio scomposto delle immagini è estremamente culturale, in quanto traspone in pratica il concetto di frammentazione e di disidentità che caratterizza la società contemporanea.
a cura di ofelia sisca