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/ 04 November 2010

Intervista a Francesco Manacorda

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Alla vigilia di Artissima 17, il nuovo direttore della fiera racconta a Cyou le idee, i progetti e le visioni alla base di questa edizione. L'intervista è stata realizzata da Alessandra Casadei.

 

Sei alla prima edizione come direttore di Artissima, quali sono i tratti distintivi? Quale progetto ti ha soddisfatto particolarmente?

Sono tre i progetti che secondo me sono venuti particolarmente bene, diciamo le novità di Artissima. Uno è una parte della fiera che si chiama "Back to the Future", che è dedicata ad artisti degli anni Sessanta e Settanta che non hanno ricevuto l’attenzione che si meritano ma il cui lavoro è straordinario, che è formato da 24 mostre personali di artisti di quell’epoca con lavori solo di quell’epoca, dal 1960 al 1979. Di questa sono particolarmente contento perché è venuta fuori una "mostra collettiva" veramente straordinaria.

Sono anche molto contento della programmazione culturale che si incentra intorno ad un progetto architettonico di raumlabor, un collettivo di architetti di Berlino, che ha costruito la Casa di Contaminazioni: un enorme padiglione temporaneo pensato come un modello per un museo del futuro, che aiuti le arti a parlarsi, per cui dentro il padiglione ci sono vari programmi, dedicati alll’invasione dell’arte visiva verso altre discipline artistiche, per esempio la danza, il cinema, la letteratura, l’urbanistica e quindi anche l’architettura. E questa è una costruzione imponente interamente fatta in ecoballe prelevate dalla raccolta differenziata, quindi sono ecoballe interamente fatte di carta compressata.

 

Prorpio a questo prosposito, una delle parole che maggiormente emergono dalla presentazione di Artissima è proprio "contaminazione" e quindi, proprio pensando a questa House of Contamination, secondo te, in una società che si dice procedere verso una specializzazione, una settorialità, quanto è importante avere una contaminazione e crearvi addirittura un museo, cioè un monumento?

E’ fondamentale per l’arte contemporanea aprirsi a discipline artistiche parallele, perché uno dei problemi più grandi dell’arte in Italia, ma anche nel mondo dell’arte più recente, è la chiusura linguistica rispetto al resto della produzione culturale al di fuori dell’arte contemporanea. Secondo me è fondamentale che l'arte dialoghi con altre disipline e soprattutto che il pubblico appassionato di altre discipline si renda conto che l’arte contemporanea non è un mondo per iniziati che devono studiare venticinque anni per riuscire a capire un’opera, ma che il linguaggio usato nelle sperimentazioni più avanzate è molto simile a quello usato in altre discipline, nell’avanguardia di altre discipline. Per me è fondamentale che l’arte dialoghi, ma soprattutto che il pubblico si renda conto che ci sono porte d’accesso sull’arte contemporanea che vanno esplorate.

 

Un altro aspetto sul quale Artissima sembra puntare molto quest’anno è l’internazionalità. Quanto questa idea ha guidato il tuo impianto curatoriale?

Non è stata l’idea fondante, nel senso che sempre Artissima ha avuto una partecipazione internazionale molto forte e quest’anno si è rinovata forse con maggiore forza nella programmazione "a latere". Per me è importante la qualità, non sono particolarmente esterofilo o campanilista, mi interessa garantire che chi partecipa alla fiera siano tutti galleristi di alta qualità, che il prodotto fornito e il prodotto che alla fine si mostra al pubblico sia veramente molto alto. Il criterio di scelta è questo, e il risultato, dal punto di vista dei paesi partecipanti, ne è poi una conseguenza.

 

Hai collaborato come curatore con diverse istituzioni internazionali, dal Barbican Center alla Serpentine Gallery alla Fondazione Sandretto Re Rebaudengo. Dove trovi differiscano e dove invece si incontrino il lavore di curatore e il ruolo di direttore di una delle maggiori fiere di Italia?

Sono due ruoli molto diversi, ho dovuto imparare abbastanza velocemente un mestiere che non sapevo, ma, grazie anche alla capacità del nostro staff, è stato un apprendimento molto rapido diciamo. La differenza sostanziale è che in una fiera i protagonisti sono dei galleristi, e loro vengono con i loro progetti culturali, mentre in un’istituzione il progetto culturale è interamente fatto da chi l'istituzione la gestisce, da chi la fa "produrre". In questo caso quindi la fiera è un "progetto di progetti" e questa è una cosa che va rispettata ai massimi livelli. I galleristi fanno un grandissimo sforzo sia nella fiera sia nella loro attività costante durante l’anno e non bisogna assolutamente, secondo la mia visione, oscurare questa capacità manageriale ma anche culturale.

 

L’ultima domanda riguarda il tema del fetival arte Contemporanea che quest’anno sarà Forms of collecting/Forme della committenza. Quindi qual è il ruolo che oggi può e deve avere una manifestazione come quella di Artissima all'interno sia del rapporto artista-committente, ma anche opera-collezionista?

Artissima è prima di tutto un momento di mercato quindi il rapporto opera-collezionista è puramente economico ma anche di scoperta, di conoscenza, di approfondimento culturale. Artissima si pone come "una fiera che propone il nuovo": nella parte dei giovani emergenti ci sono nomi nuovi, ma anche nella sezione storica, i nomi sono conosciuti magari dagli storici dell'arte, ma non al grande pubblico. Quindi sicuramente Artissima si pone come ponte per generare nuove opportunità per gli artisti, per i collezionisti e soprattutto generarle prima di altre fiere, cioè gli artisti giovani passano da Artissima un anno o due prima di Basilea o Frieze, e questo è il modo in cui Artissima è stata posizionata negli ultimi anni e io intendo mantenerla in questi termini.

Dal punto di vista artista-committente io ritengo che le occasioni per Artissima siano di entrare in contatto con il nuovo, quindi per i committenti è importante venire qui perché è un po’ un aggiornamento rapido, una fotografia dello stato dell’arte attuale che dà senso e che aiuta i committenti a capire quali sono i movimenti "geologici" dell’arte contemporanea più sperimentale.

 

(tag ArtissimaSerpentine GalleryFrieze Art FairForms of collecting/Forme della committenzaFrancesco ManacordaBasilearaumlaborberlinBarbican CenterFondazione Sandretto Re Rebaudengo)
Francesco Manacorda - direttore di Artissima 17
Francesco Manacorda - direttore di Artissima 17

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