il silenzio racconta l'arte
L’incontro è la presentazione, in anteprima, del primo dizionario dell’arte contemporanea nella lingua dei segni italiana ma è anche un’occasione di riflessione riguardo le tematiche che da esso direttamente scaturiscono e dei problemi che hanno portato alla realizzazione dello stesso.
Un’intervista/dibattito condotti dall’ideatrice del progetto, Catterina Seia (cultural advisor indipendente, già Unicredit & Art Project Manager), ai responsabili del Dipartimento di Educazione del Castello di Rivoli (Museo d’ Arte Contemporanea) Anna Pironti (responsabile capo), Brunella Manzardo (ricerca e comunicazione) ed Enrico Dolza dell’Istituto dei sordi di Torino, i quali hanno svolto le attività di ricerca e curato la pubblicazione del libro.
Il Dizionario non è solo un libro, dice Catterina Seia, ma un percorso paradigmatico che unisce realtà tenute assieme da un interesse:
- per le differenze, da non omologare bensì da valorizzare
- per l’accessibilità alla cultura del contemporaneo, che si presenta sempre più vasta.
E’ un’opportunità di guardare una nuova visione del mondo che scaturisce da un nuovo ruolo che viene ad assumere la diversità, ora centrale e non più ancillare.
Anna Pironti ribadisce il cambiamento di orizzonte che oggi è avvenuto nei musei italiani: l’educazione è ora riconosciuta come una funzione fondamentale, una dimensione di grande respiro.
E’ un dizionario “…fatto per i sordi e chi non vuol sentire…” uno strumento indispensabile perché permette di accogliere la popolazione sorda nei musei, uno strumento didattico rivolto innanzi tutto alla comunità di riferimento, che si vuole accostare all’arte contemporanea ma che trova difficoltà a farlo, come dimostra la mancanza delle parole che traducano in Lingua dei Segni la terminologia relativa all’arte del tempo presente.
Enrico Dolza osserva che i sordi sono uno su mille, nella popolazione, e il loro mondo è molto eterogeneo, vi sono molte forme con cui comunicano (non tutti utilizzano la Lingua dei Segni) di conseguenza il dizionario non riguarda solo la LIS ma accoglie anche un italiano più accessibile, facilmente leggibile.
Brunella Manzardo ha invece sottolineato come sia interessante riscontrare una similitudine tra segno ed opera d’arte, inserendo il dizionario in questa tematica; scritto con una nuova idea, pensando non solo alle parole ma anche alla forma e alle caratteristiche dell’oggetto a cui si riferiscono: per esempio per la parola “Olio, si è lavorato all’idea di consistenza vischiosa per la nuova traduzione” così come per “Arte Povera, si è pensato alla scarnezza dei materiali”.
La discussione si è conclusa con una considerazione finale ripresa da un discorso che da sempre viene affrontato dagli artisti ma che oggi giorno si estende anche a chi fa ricerca: trasformare l’opera da fine in mezzo, l’opera come processo inteso come un rimettere in discussione le nostre azioni; mettere in circolo le opere attraverso un’ottica del “fare uso” ovvero un nuovo modo di amalgamare livelli metaforici e letterari. In questo modo si è parte di una nuova ricerca di senso.
Fare esperienza d’arte è dunque anche sperimentare, montare, smontare, riflettere. Non si tratta di empatia ma di installarsi nell’opera d’arte.
Il libro, che ritrae Luciano Candela in copertina, è stato il risultato di un’intensa attività di ricerca condotta per tre anni, condivisa a livello internazionale e vista come simbolo di un metodo per unire le forze. Scritto al ritorno da un viaggio (Documenta Kassel 2007), durante il quale l’autrice si è resa conto della numerosa partecipazione di un pubblico con deficit uditivi all’evento cui aveva preso parte e che si è rivelato poi l’input dell’ operato. L’ interrogativo è: in italia si cerca di favorire la fruizione dell’arte a tale segmento di pubblico? Per trovare risposta a tale domanda fondamentale si è rivelato il contatto con il Castello di Rivoli e la sua organizzazione.
La prima operazione è stato lo scambio di reciproche competenze per favorire una reciproca interpretazione, che si è poi sviluppato in una ricerca fatta di momenti d’incontro di vario genere costituiti anche da attività di laboratorio. Un tale procedimento ha permesso alle persone,pian piano, di affezionarsi all’arte scoprendo un nuovo linguaggio e appassionandosi ad esso.
Importante si è rivelata la condivisione di strategia, fasi, tempi e obiettivi e il manifestare le difficoltà al team di lavoro durante tutto il percorso.
La Lingua dei segni cambia nei vari Paesi e l’obiettivo del gruppo di ricerca è riuscire a lavorare con colleghi di organizzazioni estere per capire e confrontare tale tematica in ognuno di essi.
Il libro è stato adottato dall’Associazione AMACI.
a cura di Barbara Carinci

































