Fuggire dalla noia, dall’usurata abitudinarietà del quotidiano tramite perfomance, installazioni, video, pitture e sculture: questo è quello che emerge dall’intervista di Monique Veaute a Wolfgnag Gantner uno dei componenti dei Gelitin, eclettico e irriverente collettivo artistico viennese.
Quattro artisti caratterizzati da una necessità di libertà totale senza mediazioni riscontrabile in tutte le loro opere, Gelitin come qualcosa di essenzialmente amorfo, un blob in grado di assumere qualsiasi forma desideri, ma sempre per breve tempo, rimanendo comunque inafferrabile e sfuggente. La loro è una costante sfida alle convenzioni ma giocosa e divertita, senza il peso vincolante di un’ideologia retrostante, in un entusiastico slancio verso la vita.
Si tratta sempre di lavori site specific ad alto grado di coinvolgimento dello spettatore, nel tentativo di trascinarlo nel loro universo: da un laghetto artificiale ricreato in cima alla terrazza di un museo a Londra, navigabile tramite barchette, alla geniale produzione di una macchina per fotocopiare oggetti in cui si erano nascosti i quattro ragazzi, ventiquatt’ore su ventiquattro per una settimana, bastava portare un oggetto, inserirlo in un’apertura del box e attendere che gli artisti lo ricreassero per risputarlo fuori insieme all’originale. Il comune denominatore è stare al di là di costrittive e castranti convenzioni prestabilite, cercare un’alternativa ad una inibente e grigia ordinarietà.
In che modo ancora? Per esempio andando a colonizzare per un mese una piccolissima isola disabitata del mare del nord vestiti da sposa, oppure creare un giardino zen a Tokyo e nascondersi affiorando solo con parti del corpo sotto la sabbia durante l’opening.
Sono sempre loro: Indisciplinati e difficili da gestire come nella recente performance al Regio di Torino all or the just, un’enorme macchina celibe strabordante di vitalità e pulsionalità, per arrivare infine a tier fick, l’ultima opera proiettata, video del 1998 girato in Svizzera: che cosa ci può essere di più rappresentativo della voglia di irrorare il mondo di energia vitale se non atti di zoofilia su animali impagliati in un museo di storia naturale?
a cura di marta barbieri