A Milano dall'8 all'11 aprile, nell'ampio spazio del Padiglione 3 a FieraMilanoCity, si è tenuta la 16° edizione del MiArt, una fiera unica che punta all'eccellenza del sistema artistico ed esalta il panorama galleristico milanese ed italiano.
Cento le gallerie selezionate, collocate per analogia delle proposte secondo gli ambiti storico-moderno, contemporaneo e giovani, per favorire una visione complessiva del mercato internazionale al pubblico.
582 gli artisti esposti, di cui il 46% stranieri. Questa imponente fiera gode di una precisa e forte identità, raffinata ed esclusiva, dove ciò che conta è la qualità e non la quantità si legge nel comunicato stampa. MiArt ha deciso di imprimere una caratterizzazione netta, ospitando il meglio delle gallerie italiane che rappresentano il meglio degli artisti internazionali.
Non si discute solo del mercato d'arte contemporanea, ma soprattutto di come il sistema italiano si stia adoperando nel sostegno della cultura artistica, e di affrontare il rapporto con la comunità internazionale di collezionisti. L'intero sistema culturale è perfettamente rappresentato da tutti gli attori coinvolti: artisti, galleristi, collezionisti, curatori, critici, direttori di museo, enti istituzionali, testate di settore.
La manifestazione e il progetto MiArt sono ancora figli d'arte dei curatori Giacinto Di Pietrantonio e Donatella Volontè, rispettivamente settore contemporaneo e moderno. Il catalogo è curato da Giorgio Verzotti, che ha creato per l'occasione un vero e proprio libro con l'obiettivo di raccontare la storia dell'arte italiana attraverso le gallerie.
Un ciclo di convegni/conferenze/incontri, i MiArtTalks, organizzati dal duo di Peep-Hole, Vincenzo de Bellis e Bruna Roccasalva, hanno fatto incursione nel mondo dell'arte e del suo rapporto con moda, design, architettura, fotografia.
Molto interessante e degno di nota è stato il ciclo di incontri intitolato P'n P (pubblico e privato), una serie di panel che hanno indagato le diverse possibilità di integrazione tra il mondo pubblico e quello privato nell'accezione di istituzione museale, spazio espositivo e collezionismo. Quest'ultimo è un argomento fondamentale e di forte attualità. Sarà infatti protagonista dell' edizione 2011 del festival d'arte Contemporanea di Faenza, che quest'anno navigherà nelle profondità dei meccanismi della committenza e del collezionismo contemporaneo.
Al dibattito del MiArtTalks sono intervenuti Pierpaolo Barzan per la Depart Foundation di Roma, Maurizio Morra Greco e la sua omonima fondazione di Napoli, Vincent Honorè per la David Roberts Foundation di Londra, Sandra Terdjman dalla Kadist Art Foundation di Parigi, moderati dal curatore indipendente Alessandro Rabottini.
Oggi l'interferenza tra istituzioni pubbliche e privati collezionisti si risolve nella resa pubblica delle collezioni di questi ultimi attraverso la creazione di fondazioni private. Esse non solo gestiscono tali raccolte di opere, ma lavorano alla stessa stregua di musei, gallerie ed istituzioni, occupandosi della produzione, curatela, commissione ed esposizione. Puntano all'innovazione e mantengono un diretto legame con l'artista, spesso istituendo delle apposite residenze per guidarli e sostenerli nella crescita professionale.
Le fondazioni private, in particolare quelle europee, nascono come enti sostitutivi e/o complementari alle istituzioni pubbliche, a differenza delle quali sono libere da compromessi politici e commerciali. L'Europa, confrontata con gli Stati Uniti, è caratterizzata da un sistema culturale pubblico più fragile, purtroppo molto legato a dinamiche politiche e burocratiche. Nel vecchio continente esistono numerosissime fondazioni private legate al territorio e a medio-piccoli collezionisti, attenti, colti e non speculativi, ben diversi dai pochi collezionisti americani, grandi magnati che investono nell'arte più lucrativa ed istituiscono altrettanto grandi fondazioni.
Il rapporto tra il pubblico e il privato nell'arte in Europa, e soprattutto in Italia, non è quindi dei migliori. Dal punto di vista burocratico e gestionale tale rapporto è considerato soddisfacente, ma a livello culturale è sempre stato deludente. I collezionisti preferiscono non essere coinvolti in un sistema che non garantisce nessun impegno strutturale e complesso nel tempo, in quanto totalmente legato alla visione a breve termine della politica. Prediligono perciò l'istituzione di enti privati che sostengano con le proprie forze l'importante funzione collettiva di diffondere l'arte e la cultura in generale a differenti tipologie di pubblico.
Esistono nonostante tutto delle collaborazioni di successo tra pubblico e privato, come per esempio la Fondazione Maurizio Morra Greco, il cui capitale sociale è misto al 50% grazie alla partecipazione della Regione Campania.
Sono realtà come questa che MiArt ha voluto portare all'attenzione di tutti, con l'ammirevole obiettivo di diffondere e rendere "all'ordine del giorno" tali collaborazioni, così essenziali per lo sviluppo della nostra amata cultura.
a cura di Laura Lambertenghi
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onDate 11.04.2011
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