In una location estiva e accogliente, il California Dream di Moncalieri, nasce Evo, un ciclo di appuntamenti nell’ora dell’aperitivo, in cui l’avanguardia jazz incontra la sperimentazione nelle arti visive, sotto la direzione artistica dell’artista torinese Rossella Cangini e con la collaborazione della vj e Gemma Santi e della curatrice Benedetta Bodo di Albaretto.
SERATA 15.07.2010 – EVO – SERGIO BERTANI
Nel parlare di sé una delle prime cose che mi ha detto Sergio Bertani, giovane artista torinese, è che non vuole essere considerato un fotografo, ma piuttosto un "foto-illustratore".
In compenso ho scoperto che ha studiato grafica e post produzione, che studia al conservatorio e che investe molto tempo e molte energie nella Ricerca, intesa non solo come apprendimento e scoperta, ma soprattutto come capacità di essere sempre in ascolto, in osservazione.
Sergio investe molto tempo nella percezione e nell’analisi di ciò che lo circonda, ed è per questo che, pur sfuggendo le definizioni, nella vita è uno studioso ed uno sperimentatore: oltre ad essere foto-illustratore, è anche musicista e compositore. Uscirà in autunno l'album d'esordio del suo progetto poli-artistico GKW che mira a fondere, tramite l'ideale Wagneriano del (appunto) Gesamtkunstwerk, suoni, immagini e le più svariate forme d'arte.
I suoi lavori sono il frutto di riflessioni su ciò che lo circonda: prendono forma e concretezza attraverso percezioni e improvvisazioni, una sorta di mescolanza di tutto ciò che in Sergio ha lasciato un segno – sia teorico che pratico – durante le sue ricerche.
Così, le immagini che osserviamo perdono i connotati di “reale” oppure di “fotomontaggio” e diventano invece una fusione eterogenea di elementi analogici e digitali, di tessuti e carte, di oggetti e grafiche, di suoni e vibrazioni. Nel caso dei lavori della serie esposta stasera, dal titolo Apocalypsycho, quello che ne emerge è la visione di vari paesaggi, accomunati da un aspetto cupo e apocalittico, da atmosfere claustrofobiche e opprimenti, ma allo stesso tempo innegabilmente attraenti, magnetici.
Sono visioni del nostro presente e del nostro futuro, e non promettono nulla di buono: ci sottolineano come ci sia sempre, ovunque riesca a estendersi il nostro sguardo, un segno dell’intervento dell’uomo, una contaminazione, un abuso.
Mostrandoci i suoi lavori, tra cui alcuni pezzi inediti, Sergio ci mette in guardia riguardo al pericolo che corriamo nel continuare a calpestare ciò che ci circonda, che sia la natura o i nostri simili.
a cura di Benedetta Bodo di Albaretto