Secondo appuntamento per Evo, il ciclo di tre appuntamenti nell’ora dell’aperitivo al California Dream di Moncalieri, in cui l’avanguardia jazz incontra la sperimentazione nelle arti visive, sotto la direzione artistica dell’artista torinese Rossella Cangini e con la collaborazione della vj e Gemma Santi e della curatrice Benedetta Bodo di Albaretto. Dopo l'incontro con Sergio Bertani giovedì scorso (vai al post Cyou di Evo #1 con link al video della proiezione esposta), questo giovedì, 22 luglio 2010, è la volta di Anita Olivetti.
La prima volta che ho visto un’esposizione di Anita Olivetti, giovane scultrice torinese, mi ha catturato il fatto che il tema comune alle sue opere fosse la rappresentazione di creature che popolano gli oceani, perché quando ero più piccola ero tanto affascinata da questo mondo da desiderare di diventare, da adulta, una biologa marina.
È stato in un secondo momento che ho realizzato che ognuna delle persone presenti aveva un motivo diverso di entusiasmarsi per i lavori di Anita: c’è chi si è lasciato affascinare dalle sue sculture colorate o di grandi dimensioni, chi ci ha letto le possibilità e le avventure di un viaggio, chi è appassionato di immersioni almeno quanto l’artista, altri ancora ricordavano il piacere della scoperta quando, da bambini, giocavano in acqua con una maschera.
Viaggio, vita, scoperta, ricordo, avventura. E mare.
Sono temi molto forti ma allo stesso tempo fanno parte della vita di ognuno di noi, più o meno intensamente, e Anita ha la capacità di svilupparli con efficacia, in modo semplice e diretto: le sue sculture ci lasciano liberi di provare slanci diversi a seconda delle corde che arrivano a toccare.
Inoltre, parte del fascino di queste opere è proprio legato al fatto che l’artista non stabilisce alcuna priorità né messaggi precisi da cogliere, non suggerisce che ci sia qualcosa di specifico da comprendere per ogni sua scultura, a meno che non siamo noi a sentire quest’impulso.
Anita si limita a lavorare sulla propria percezione di un mondo da cui è affascinata, una realtà con cui ama confrontarsi e che la arricchisce regalandole la possibilità di fare nuove esperienze e acquisire nuove certezze. È consapevole del fatto che attraverso i suoi lavori può condividere il suo sentire, e lo fa studiando e giocando con forme e materiali, a volte riducendo i soggetti all’essenziale, fatto di poche linee tracciate e saldate con efficacia, in altri casi esaltandone colori e riflessi di luce, realizzando piccole installazione luminose.
Le sue opere, la sua volontà di sperimentare e di immaginare nuovi spazi e nuove creature che li abitano raccontano come, in questo modo, il mondo marino e tutte le sue ricchezze la accompagnino costantemente anche sulla terraferma.
a cura di Benedetta Bodo di Albaretto