Smentisce la reputazione di “laconica” e si concede, ma con riserva, al confronto con Andrea Bruciati. Presente in maniera incisiva sulla scena internazionale dell’arte dal 1999, quando vinse il Leone d’oro alla Biennale di Venezia per il miglior padiglione nazionale, il lavoro di Paola Pivi riesce sempre a colpire lo spettatore parlando un linguaggio diretto che punta a stupire ed emozionare.
E’ proprio questa la resistenza che l’ha sempre indotta a teorizzare meno e mostrare di più: “il linguaggio dell’arte è già un linguaggio, potrei raccontare aneddoti divertenti su come gli animali delle mie installazioni si sono relazionati ma questo non aggiungerebbe nulla all’opera”.
Ci racconta della mostra che nel 2006 aveva fatto largamente parlare di sé, My religion is kindness. Thank you, see you in the future, per la Fondazione Trussardi di Milano ma straordinariamente allestita nei magazzini della Stazione di Porta Genova. Svela i retroscena del rapporto professionale con il curatore Massimiliano Gioni, guidato della necessità di poter dare libera attuazione ai complessi progetti che rendono sensazionali e “viventi” le sue installazioni. Quello di Paola Pivi è un rapporto con la crezione intimo, osmotico: “porto a compimento l’opera quando prevedo che possa migliorare la mia qualità spirituale”.