Bisogna avere principi alti, attingere dalla storia poiché essa non è utile solo per conoscere il passato ma perché solo nella storia si ritrova lo stimolo creativo per il futuro. È questo il modo in cui Salvatore Settis suggella l'incontro con Angela Vettese, talk conclusivo della seconda giornata del Forms of collecting/Forme della committenza. Una strada consigliata agli spettatori, soprattutto ai più giovani, una traccia per uscire dall'impasse, da una danza macabra, citando Settis, che sta portando l'Italia verso una progressiva erosione del patrimonio culturale nazionale.
La conversazione era inizialmente incentrata sulla presentazione dell'ultima fatica dello studioso, Artisti e committenti tra Quattro e Cinquecento, viaggio tra le epoche alla scoperta della committenza. Nelle prime battute, infatti, il dialogo si è soffermato sui temi legati alla produzione artistica, in special modo sulle pratiche estetiche e sociali legate al processo creativo.
Dopo un accenno storico alla nascita del museo come spazio pubblico e alle abitudini legate al collezionismo dell'epoca, Settis ha impostato un'analisi critica sugli aspetti legati all'odierna conservazione del patrimonio culturale. Secondo lui, in tale pratica va riscontrato, e ritrovato, l'unico elemento per lo sviluppo di una nuova creatività. La valorizzazione delle ricchezze culturali passa per una collettiva riappropriazione di dignità che, nella sua visione delle cose, si fonda sull'educazione scolastica – elemento del quale la società italiana si sta progressivamente disinteressando. Settis affonda il suo discorso, offrendo una lettura della società a cavallo tra legislazione e consuetudine, una ricetta etica tesa a promettere speranza e valore, una sterzata etica per una generale reazione contro il brutto che avanza.