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/ 07 December 2010

Intervista a Maria Gloria Conti Bicocchi

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Iniziamo con Maria Gloria Conti Bicocchi un ciclo di interviste dedicato alle figure e alle storie di committenza e collezionismo, verso Forms of collecting/Forme della Committenza, la quarta edizione del festival dell’arte Contemporanea che si terrà dal 20 al 22 maggio 2011 a Faenza. Oggetto di questa conversazione è art/tapes/22, una straordinaria esperienza italiana nata nel 1972. La raccontiamo con la sua fondatrice, senza dimenticarci di chiederle di raccontarci i suoi numerosi altri, interessanti progetti e i suoi pensieri sull’arte contemporanea dell’ultimo decennio.

 

Com'è nato art/tapes/22? Quali erano gli obiettivi di questa straordinaria storia italiana?

Per caso, per curiosità verso le nuove espressioni degli artisti che si muovevano velocemente scavalcando “l’oggetto”, “il corpo”, per arrivare “al pensiero puro” e fino a usare anche l’immagine elettronica per realizzare alcuni straordinari lavori (“Identification” e “Land art” di Gerry Schumm).

 

Bisogna contestualizzare: siamo in momento molto diverso da oggi. Cosa accadeva all'estero? Cosa c'era in Italia? Come sei venuta a contatto con le esperienze che hanno poi costituito l'oggetto di art/tapes/22?

A New York alcuni artisti come Vito Acconci (che poi lavorerà da me a Firenze rimanendo per un mese e realizzando 3 video bellissimi) e Bruce Newman, ad esempio, producevano da soli le loro opere in video e il gallerista Leo Castelli supportava in quei primi anni gli artisti della sua galleria di 420 West Broadway che lavoravano con questo mezzo. Sempre a New York, Howard Wise aveva aperto il suo “Electronical Art Intermix”, ora diretto dall’amica Lory Zippay. Il centro compie 40 anni in questo in 2011 ed è tutt’ora l’archivio più sofisticato e importante esistente per la video arte al mondo. Ma in nessun luogo né in America né in Europa, non esisteva allora alcuna struttura per la sola produzione dei video degli artisti, prima di art/tapes/22 a Firenze, in via Ricasoli 22.

 

Poi ad un certo punto è arrivato un giovanotto... Il suo nome era Bill Viola...

Si, nel ’73 incontro a Colonia, con David Ross, questo giovane appena uscito dai suoi studi alla Syracuse University. Nasce una immediata empatia e con il senso di avventura che apparteneva a quegli anni (e che mi appartiene tutt’ora) decidiamo subito che Bill venga a lavorare con me a Firenze. Arriva per rimanere tre anni durante i quali condivide la vita della mia famiglia (cinque figli) e, oltre a lavorare come operatore per art/tapes/22 con gli artisti che venivano da tutto il mondo, oltre a condividere con me le scelte culturali e tecnologiche, produce i suoi primi lavori, con un portapack di 3/4 di pollice, una tecnologia assolutamente elementare e imparagonabile a quella sofisticatissima che usa oggi per i suoi capolavori.

 

Deve essere stata per te un'esperienza molto intensa. Come vivevi il rapporto con gli artisti con cui lavoravi? Chi tra loro ti ha "segnato" di più?

Sicuramente è stata un’esperienza di vita. Oltre a condividere con me i tempi del loro lavoro in art/tapes/22, gli artisti (molti di loro) diventano via via gli amici che accompagnano la mia vita tutt’ora: Daniel Buren con Chantal, Jannis Kounellis con Michelle, Joseph Kosuth, Bill Viola con Kira, Vito Acconci, Maurizio Nannucci, Michele Sambin e molti altri. Le estati una dopo l’altra vengono per anni vissute insieme a loro nella nostra casa in maremma, la famosa Santa Teresa, rimasta nei ricordi come il luogo simbolico degli incontri [cfr. "Dentro le quinte dell’arte, tra Firenze e Santa Teresa, art/tapes/22", Il Cavallino, Venezia, 2002]. Gli amici il cui lavoro mi ha maggiormente formata e che tutt’ora accompagna il mio percorso estetico sono Jannis Kounellis, Daniel Buren e Bill Viola, ma provo anche sempre una grande emozione davanti all’opera “the chair” di un Kosuth giovanissimo, al Moma di New York..

 

Ci racconti qualche aneddoto?

Tra i tanti ricordi posso raccontarne uno: avevamo lavorato faticosamente per settimane con Allan Kaprow per uno dei due video prodotti con art/tapes/22 (Then, 1973) nel quale una delle immagini conteneva la mano dell’artista con una lampada accesa. Si trattava di un lavoro sul limite della sopportazione. Lui era un artista esigente, assolutamente professionale nell’uso del mezzo elettronico e aveva puntualmente trascritto su dei fogli tempi, sequenze e tutto l’iter della produzione dell’opera. Finito il video, Allan riparte per la California. Un giovane tecnico per errore cancella la matrice e ne nasce un panico generale, dovevamo spedire a Allan la sua prima copia entro due giorni e non avevamo più master..ma, proprio grazie agli appunti pignoli di Kaprow, in una sola notte, abbiamo rifatto tutto il video, solo che la mano che regge la lampadina, anche se la più simile a quella dell’artista, non è quella sua! Dopo degli anni, Allan Kaprow viene da noi a Firenze e andiamo, lui Giancarlo [Giancarlo Bicocchi, ndr.] ed io, lungo le rive di un Arno desolato e solitario, a nord della città a gettare dei ciottoli in acqua. Lui riprende questa azione con la sua telecamera, vuole fare un video con il quale raccogliere i gesti degli amici a cui teneva, sparsi nel mondo. In quell’occasione gli ho raccontato cosa era successo con il suo “Then” e ne abbiamo riso insieme.

 

Hai sviluppato - e continui a creare – molti altri progetti importanti. Ce li racconti?

Si, è vero, dopo anni di “fare altro”, ad esempio con Giancarlo e i figli Stefano e Matteo ho creato la casa editrice “Hopeful Monster editore”, da tempo rimasta a Beatrice Merz già socia con noi in questa impresa, e ancora ho scritto libri, testi, poesie, ricette di cucina (www.mariagloriabicocchi.it), da qualche tempo sono stata riacchiappata dall’arte e mi sto occupando, tra l’altro, del progetto “Pan Studios”, promosso da Marina Vergiani al Pan di Napoli, dove alcuni artisti vengono invitati a risiedere in questa magnifica città per produrre dei progetti di arte pubblica, idealmente destinati alla riqualificazione della zona di Bagnoli, Napoli est, che sarà probabilmente uno dei luoghi privilegiati per il Forum delle culture del 2013. La prima residenza che terminerà a fine novembre (il 30 ci sarà al Pan la festosa serata finale per la presentazione al pubblico dei progetti) accoglie gli artisti Luana Perilli, Salvatore Elefante, Michael Just e Leo Marz. Il board consultivo è costituito da Daniel Buren, Graziella Lonardi, Marina Vergiani, Giuseppe Merlino ed io.

 

Cosa pensa Maria Gloria Conti Bicocchi dell’arte contemporanea dell’ultimo decennio?

Cerco di leggere l’arte comunque tutta al presente, anche quella così detta “antica”, perchè credo che sia l’opera stessa a comporre senza limiti la propria storia attraverso lo sguardo esterno dell’osservatore, che la rende quindi sempre comunque contemporanea. Nello specifico devo ammettere che la mia formazione, la mia passione si rivolge prevalentemente all’arte che si è sviluppata negli ultimi anni del secolo scorso, quella povera di rappresentazioni ma complessa di significati, ma la mia lunga esperienza di amicizia e di lavoro con gli artisti mi dà ancora la possibilità e spero la capacità di leggere anche le opere prodotte ora con lo stesso incanto e disincanto di sempre, quello assolutamente necessario per “vedere” l’arte.

 

intervista a cura di Santa Nastro

 

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Untitled (Marat), Jannis Kounellis
Untitled (Marat), Jannis Kounellis
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