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/ 22 September 2010

Intervista a Lorenzo Fusi - Biennale di Liverpool

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Quattro domande a Lorenzo Fusi sulla Biennale di Liverpool, inaugurata il 18 settembre. I suoi progetti, i temi, il rapporto con la città sono qui affrontati da Fusi, che insieme a Mark Waugh, Sara Jayne Parsone, Mike Stubbs, Patrick Henry, Peter Gorschlüter, ha curato la sesta edizione intitolata Touched, diretta da Lewis Biggs.

Qual è il filo conduttore che lega Public Realm, the Human Stain e Re: thinking a trade, i tuoi progetti per la Biennale di Liverpool e come si inseriscono nel main theme Touched?

La sfera pubblica (public realm) è la sezione della biennale che sono stato chiamato a curare. All’interno di questa, ho semplicemente cercato di attivare iniziative che potessero diversificare e arricchire l’offerta di quella che potremmo definire arte pubblica in senso stretto. The Human Stain (La Macchia Umana) è una mostra di pittura che assume un aspetto molto tradizionale, ma che per i temi trattati e per il luogo in cui è installata acquisisce un forte tono pubblico. Re:Thinking Trade insiste, invece, sulla pelle che separa il pubblico dal privato, la membrana che separa l’esterno dall’interno, occupando gli spazi commerciali di un vecchio emporio in disuso e le sue vetrine. L’una opera verso l’interno, l’altra verso l’esterno: entrambe sono complementari alla presentazione propriamente pubblica.

 

Come ti sei confrontato con il territorio e come credi abbia influito la tua esperienza di curatore italiano in questa impresa?

Il mio essere italiano non ha avuto nessun impatto significativo, ma credo che la mia presenza abbia indubbiamente ricaricato le batterie (fisiche e mentali) dell’organizzazione e posto nuove questioni sul tavolo. Mi sembra che la biennale abbia abbracciato maggiori rischi e si sia messa in discussione anche in virtù della mia presenza sul territorio. Avendo una buona manualità, competenze tecniche specifiche, e conoscendo dall’interno ogni progetto ho anche dimostrato che non è sempre necessario appoggiarsi a strutture esterne per consulenze o per portare a termine i lavori. A volte bisogna essere militanti e scendere dal piedistallo per raggiungere dei risultati.

 

Che tipo di reazione ti aspetti dalla città di Liverpool?

Ci sono state già molte reazioni estremamente positive, toccanti ed esilaranti. Non mi preoccupano quelle negative, l’indifferenza invece uccide…

 

Sei stato a Faenza nel corso della seconda edizione On biennials/tutto sulle biennali, confrontandoti con Chus Martinez, Carlos Basualdo, Philippe Van Cauteren, Isabel Carlos sul format e sui suoi punti di forza e criticità. Alla luce di questa esperienza, quale credi debba essere il ruolo della biennale nella società contemporanea?

Abbiamo parlato di casi specifici molto diversi, e nonostante il formato sembri lo stesso, le circostanze specifiche non lo sono mai. La biennale come nozione è un involucro, non significa nulla di per sè. il quarto progetto da te curato coinvolge la Catèdra Arte de Conducta di Tania Bruguera e si ripeterà per le dieci settimane della Biennale. ci dai qualche anticipazione? Lo stiamo sviluppando proprio in questi giorni. I primi artisti sono arrivati e durante l’inaugurazione Tania stessa con Bram Kaprow hanno dato il via alle danze. L’idea di base era quella di presentare un progetto che iniziasse il giorno stesso dell’apertura e che invertisse l’aspettativa che con l’opening il lavoro è finito. La vita non si interrompe, il suo flusso è continuo, mi sembrava giusto assecondarne il ritmo invece di tentare di incapsularla in un attimo finito.


- nel video correlato, a destra, il panel le biennali dei curatori di On biennials/Tutto sulle biennali -

(tag Carlos BasualdoOn biennialsLorenzo FusiChus MartinezPhilippe Van CauterenTania BrugueraIsabel CarlosBiennale di LiverpoolLewis BiggsMark WaughSara Jayne ParsoneMike StubbsPatrick HenryPeter GorschlüterBram Kaprow)
Lorenzo Fusi ad On biennials/Tutto sulle biennali - ph maria carla auteri
Lorenzo Fusi ad On biennials/Tutto sulle biennali - ph maria carla auteri

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