Julia Draganovic, curatrice del progetto Art First 2011 nell'ambito di Arte Fiera Bologna dal titolo Se un giorno d'inverno un viaggiatore, spiega, in un'intervista a Cyou, quali sono gli obiettivi di questo progetto che esce dalla fiera per invadere l'intero centro storico della città con installazioni, mostre e performances in spazi normalmente destinati ad altre attività.
L'intervista è a cura di Alessandra Casadei
A.C. Si parla spesso della poca "democraticità dell'arte contemporanea", pensa che abitare artisticamente la città possa ridurre il gap esistente tra l'arte contemporanea ed il fruitore comune?
J.D. Si spera di sì, l'idea è quella di avvicinare l'arte alla gente anche se le destinazioni di questa, e quindi il target a cui essa si rivolge, rimangono perlopiù un pubblico che già si interessa alla cultura; penso ai diversi Musei coinvolti ma anche ad altri spazi della città, come la biblioteca Sala Borsa e l'Archiginnasio. Certamente prima di tutto ci rivolgiamo a chi l'arte la va a cercare o è comunque interessato ad essa. Sicuramente anche il target che si può raggiungere lavorando in galleria Cavour rimane pressoché limitato ad una certa categoria di persone: coloro cioè che frequentano le boutiques non esclusivamente per comprare. A parte l'intervento in Piazza Maggiore, rimaniamo in un circuito "altro" più lontano dalla folla, ma l'intento di avvicinarci anche alle persone che normalmente non sono interessate all'arte c'è.
A. C. Cosa significa in termini organizzativi scegliere un contesto "altro" e soprattutto come e perchè farlo?
J.D. Scegliere un contesto altro è spesso anche una sfida organizzativa, perché significa porsi in spazi protetti da certe regole, spesso dai Beni Culturali, e che quindi hanno spesso restrizioni tecniche tali da porre l'interessante sfida di trovare nuove soluzioni installative. Così è anche per gli artisti che sentono la necessità di muoversi al di fuori del famoso White Cube per confrontarsi con spazi più interessanti, per quanto più complessi. Sono stanchi di realtà neutre e vogliono muoversi verso spazi più vivi e dinamici. Questa tendenza è iniziata a inizio secolo dalla volontà di un gruppo di artisti che hanno cercato di andare incontro alla gente cercando nuovi spazi con i quali confrontarsi e con i quali confrontare le loro opere.
A.C. Quale la risposta della città?
J.D. L'anno scorso abbiamo avuto un grande riscontro da parte dei visitatori e anche da parte della stampa. E' stata anche di forte richiamo la collaborazione fra gallerie, il comune di Bologna e Arte Fiera. Quest'anno per la realizzazione del programma di performance per la notte bianca, il Comune e soprattutto l'Ufficio Cultura e quello delle Relazioni Internazionali ci è stato di grande sostegno. La collaborazione è stata molto gradevole e spero che l'interesse rimanga vivo perché abbiamo da presentare tanti nuovi progetti.
Quest'anno alla domanda "quali sono le cose da non perdere" mi sono trovata in grande difficoltà e non ho saputo cosa suggerire. Trovo che tutto il programma sia molto interessante vedremo poi se la realizzazione sarà all'altezza delle premesse.
A.C. Artefiera sarà anche l'occasione ufficiale per presentare il vincitore del primo Premio per l'arte Partecipativa, dunque di nuovo la promozione di un'arte che coinvolge il fruitore in prima persona. Da dove nasce questo suo interesse per l'idea di partecipazione collettiva? Dove crede che questa condurrà l'arte?
Il mio interesse per questo tipo di intervento nasce ovviamente da un interesse sociologico. Probabilmente a causa dei miei studi di storia dell'arte, della filosofia, della letteratura e della voglia di capire un po' di più su di me e sul mondo in cui vivo. Trovo che l'arte sia interessante nel momento in cui svela delle cose che non avevo capito prima.
Arte partecipativa è un termine tecnico un po' artificiale perchè non si può elencare fra i normali media dell'arte. Quando si parla di media dell'arte ci si riferisce alla pittura, al video, alle istallazioni, alla scultura, alla fotografia e così via. Arte partecipativa invece è un termine diverso che fa riferimento a quei casi in cui gli artisti cercano di avvicinare l'arte il più possibile alla vita quotidiana per far capire un po' di più del mondo in cui viviamo.
La partecipazione può realizzarsi in diverse tipologie di arte e probabilmente quello che lega tutto quello che io chiamo arte partecipativa è il tentativo di coinvolgere il pubblico nella produzione di quello che chiamiamo arte.
Inoltre, ciò che mi interessa dell'arte partecipativa è la questione della definizione dell'autore e dell'opera. In questi casi non vi è un singolo autore ma un gruppo di persone che pensano insieme l'opera.