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/ 22 May 2011

Contaminazioni tra arte e architettura/2

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L’architetto Gabriele Lelli intervista Ennio Brion al festival dell’arte Contemporanea

Parlando di committenza legata al design e all'architettura, in occasione del festival dell'arte Contemporanea sale sul palco del Museo Carlo Zauli il noto imprenditore Ennio Brion, fondatore dell'azienda familiare Brionvega e attivo nel campo della tecnologia e del design made in Italy. L'incontro è stato accolto calorosamente dal pubblico, in un'atmosfera quasi informale, suscitata dai racconti di vita e professione di Ennio Brion, il quale è stato capace di trasportare tutti in un passato che è ancora vivo nella sua produzione, ripercorrendo la propria esperienza di committente nel settore architettonico e del design, e ricordando i rapporti, anche confidenziali, stretti negli anni '70 con i maggiori protagonisti-designer della Scuola Milanese.

Brion ne parla come personali modelli di ispirazione, con i quali confrontarsi e imparare cose nuove, a partire dagli esordi della sua carriera, quando a Milano viene a conoscenza delle macchine da scrivere dalle forme arrotondate di Marco Zanuso, design-architetto, e progettista di alcuni spazi firmati Olivetti. La prima produzione Brionvega legata al nome di Zanuso, raccoglie oggetti tecnologici, comuni a tutti, definiti dal nostro imprenditore, come "archetipi" della nuova tecnologia: il televisore Antares, la Tv portatile Doney, il radioricevitore, sono il frutto di una collaborazione tra impresa e arte, che ha permesso la creazione di strumenti, negli anni '70, sconosciuti al mercato, fuori dallo stile. A tal proposito Brion critica il design contemporaneo che si occupa della produzione di strumenti tecnologici, sottolineando la scarsa creatività e inventiva dei disegnatori: "Oggi non si progettano più cose nuove, ma si fa solo styling, apportando delle variazioni a degli oggetti preesistenti".

Oltre a Zanuso, Brion ricorda le collaborazioni con altri rinomati designer e architetti italiani, come i fratelli Castiglioni, progettisti del radiofonografo Brionvega dalle caratteristiche pre belliche, Franco Albini, architetto della Rinascente di Roma e ispiratore di Renzo Piano, grandi maestri indiscussi come Aldo Rossi, Ettore Sottsass e Carlo Scarpa, un soggetto atipico, riportando le parole di Brion, criticato e temuto dal contesto milanese degli anni '70.

Tra i suoi ultimi progetti architettonici commissionati a grandi architetti, Brion, presenta il piano di ricostruzione dell'area dismessa del Portello a Milano, dove una volta si erigeva il palazzo dell'Alfa Romeo, e apre, entrando nell'argomento, un dibattito sulla situazione odierna della committenza architettonica.

La crisi dell'architettura oggi nasce dalla crisi della committenza, in quanto il committente è responsabile dello sviluppo della progettazione architettonica, ciò che occorre è avere una buona qualità diffusa di giovani architetti e aggiunge, come messaggio di buon auspicio per il futuro: Oggi in Italia abbiamo fortunatamente una buona generazione di architetti.

(tag Gabriele LelliEnnio Brion)
Storie di committenza: architettura ph Alessandra Luppino
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