A Faenza per il festival dell’arte Contemporanea Marinella Paderni intervista Simona Malvezzi dello Studio Associato KUHEN MALVEZZI
Si è svolto, presso il Liceo Artistico ISA Ballardini, il primo dei tre incontri della giornata dedicati alle interazioni tra arte e architettura, e che ha voluto come protagonista Simona Malvezzi, dello Studio Associato KUHEN MALVEZZI, fondato a Berlino nel 2001, insieme a Wilfried Kuehn e Johannes Kuehn. Lo studio di architettura oggi lavora sulla committenza in ambito artistico a livello internazionale, facendo dei musei e dei differenti spazi espositivi il focus del proprio programma.
Al centro dell'intervista il rapporto tra l'architetto e l'artista, contratto indispensabile per la progettazione di spazi espositivi, e allo stesso tempo differente per ogni singolo soggetto commissionato, in quanto l'opera d'arte è la chiave di lettura del progetto, come appunto ricorda Simona Malvezzi. Il progetto in questo modo cambia a seconda dell'attitudine dell'artista, si adatta ad esso.
Parlando del rapporto tra architettura e spazi espositivi per l'arte contemporanea, nel corso dell'intervista la Malvezzi sottolinea più volte quali sono i concetti chiave del proprio lavoro, dai quali nasce e si sviluppa il disegno di spazi espositivi dello Studio KUHEN MALVEZZI, e che diventano automaticamente strategie di progettazione espositiva rendendo uniche le creazioni architettoniche dello studio berlinese. Il primo criterio di ideazione è quella di progettare uno spazio flessibile e aperto per l'esposizione di opere d'arte all'interno di musei o di fiere, permettendo allo spettatore un movimento dinamico e libero da costrizioni. L'architetto considera la progettazione dello spazio espositivo fondamentale per una migliore percezione dell'opera d'arte da parte di un ipotetico acquirente, il quale non si sente governato da una regia già scritta, e conseguentemente diventa importante anche per lo sviluppo del mercato dell'arte. L'altra idea che sta alla base della ricerca progettuale della Malvezzi, ovvero quella di far interagire arte e architettura, è la riqualificazione architettonica di aree o di edifici espositivi, tramite la costruzione di "spazi ready-made", definiti dall'architetto come copie di modelli edilizi preesistenti, che hanno la funzione di riattivare un determinato luogo, come una sorta di "display", per il museo per esempio. In questo modo l'architettura dell'edificio appare nuova come se fosse l'originale ripristinando il nome del museo o dell'artista che vi abita.
Sulla base di questi concetti Simona Malvezzi racconta alcune importanti collaborazioni, divenute veri e propri rapporti di committenza, che hanno segnato, fino ad ora, la storia dello Studio KUHEN MALVEZZI. Si tratta del progetto di allestimento di Documenta 11, undicesima edizione della Mostra dell'Arte Contemporanea Internazionale di Documenta, avvenuta nel 2002 a Kassel, ideato sulla base del modello di "spazio labirinto" aperto, incentrato sull'autonomia della fruizione dello spettatore e sul riadattamento di ogni stanza in base alla logica dell'artista. E ancora, l'architetto parla del concetto dello spazio ready-made, facendo riferimento al piano delll'ampliamento dell'Hamburger Bahnhof, oggi Museo dell'Arte Contemporanea di Berlino, di cui l'architetto ne ha ridisegnato un'ampia parte come nuovo.