È ormai trascorso più di un anno dalla scomparsa di uno degli artisti più importanti che il secolo scorso ci ha regalato. Stiamo parlando di Robert Rauschenberg, figura carismatica e indipendente, molto spesso accostata alla pop art o all’espressionismo astratto, senza però mai essere totalmente imbrigliata in questa o l’altra etichetta di corrente. Calvin Tomkins, critico del New Yorker, gli ha dedica una biografia avvincente e partecipata, edita in Italia da Johan & Levi, un viaggio nell’avventura della sua vita a partire dal 1969, anno in cui fu incoronato alla Biennale di Venezia.
Pietre miliari sono ovviamente le sue opere, dai “quadri bianchi e neri”, ai combine paintings fino ai gluts, senza tralasciare naturalmente le continue contaminazioni con il mondo del teatro e della musica, le collaborazioni con figure come Merce Cunningham e John Cage, l’intensa e struggente amicizia con Jasper Johns. Attraverso il ritratto umano e artistico di Bob Rauschenberg, Tomkins regala ai lettori un affresco dettagliato del periodo storico, ne tratteggia i personaggi più rappresentativi, ma soprattutto racconta come l’arte americana ha conquistato un posto dominante nella storia e come, questi araldi del contemporaneo ne hanno, mano a mano costruito l’identità.
Robert Rauschenberg. Un ritratto
di Calvin Tomkins
Edito da Johan & Levi, settembre 2008