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/ 05 April 2011

Tony Oursler. Open Obscura, PAC, Milano

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Quello di Tony Oursler è un mondo poliedrico che vuole riflettere su una vasta gamma di tematiche relative alla contemporaneità, uno sguardo che si addentra nella vita quotidiana e nei meccanismi socio-economici che la riguardano: da riferimenti ai sistemi di comunicazione di massa e dell'influenza che questi hanno sulla vita di tutti i giorni, a quelli che analizzano i vizi tipici della società americana; da quelli che riflettono sul connubio uomo-tecnologia, a quelli che indagano il soprannaturale, la spiritualità, la religione e la cosmogonia dell'universo; infine quelli che spaziano sulla scissione della personalità, sulla psiche e sull'inconscio sia individuale che collettivo.

L'artista è stato uno dei primi videoartisti ad oltrepassare i limiti dello schermo per sfociare in proiezioni-scultura (sculture-screens) che attraverso l'uso di simboli, generalmente provenienti dal mondo dell'informazione e dalla cultura Pop, creano spazi unici e fortemente immersivi. Fondamentale l'utilizzo dell'audio, attraverso cui affiorano bisbigli e discorsi frammentati, intricati, sintomo dell'incomunicabilità tipica della malattia mentale, della dipendenza da droghe e psicofarmaci, del condizionamento e controllo delle telecomunicazioni.
Emergono, così, universi onirici in cui microstorie di diverse personalità si sovrappongono, esistenze parallele che si possono collegare sia alle multidentità che il web permette di creare, sia agli sdoppiamenti di personalità che ricordano il romanzo di Stevenson Lo strano caso del Dottor Jekyll e del signor Hide. L'elemento visivo in movimento si fonde con un'attenzione particolare alla luce e alla sua percezione, creando, così, un dualismo che coinvolge attivamente lo spettatore.

Proiettate su minimali cilindri bianchi e accompagnate dall'audio di profonde aspirate, sigarette che lentamente si spengono, ormai presenza costante nella vita di molte persone. Respiri lenti che ricordano le veloci pause rubate ad una vita frenetica, caotica e schiacciante; contemporaneamente appaiono chiari i riferimenti e le critiche all'industria dei tabacchi, un business che l'uomo è riuscito a costruire partendo dallo sfruttamento dei desideri e delle fobie umane (Marlboro, Camel, Winston, Parliament, Salem, Marlboro Light, American Spirit). Della stessa tipologia sono alcune installazioni vicine, come Bedazzled, Set for Life, Funky $5, Mother's Day, Welcome to Las Vegas, in cui una serie di gratta e vinci vengono furiosamente raschiati, mostrando l'ansia e l'ossessione per il gioco d'azzardo e in generale tutti quei passatempi in cui viene coinvolto l'utilizzo di denaro.

Iniziate con progetti incentrati sulle teste parlanti (Talking Heads), le ricerche di Oursler si sono poi spostate sull'occhio (serie Eyes), primario veicolo di comunicazione umana. Creata appositamente per lo spazio milanese, la trascinante installazione Obscura si ispira direttamente a quest'ultimo soggetto: enormi occhi-luna proiettati su sfere appese ad altezze variabili osservano instancabilmente lo spettatore. Chiare le connessioni al racconto orwelliano 1984 e a tutti quei programmi televisivi che, come il Grande Fratello, coinvolgono uno sguardo tecnologico onnipresente e fortemente invadente. Inoltre i riferimenti alle eclissi lunari o solari richiamano sia l'idea di spazio cosmico che l'oblio della personalità avviato dal controllo tecnologico.

In Purple Resonant Dust Card, invece, su una particolare nebulosa-cervello pendente dal soffitto, vengono proiettati occhi, bocche e parti del corpo che lentamente emergono da una densa coltre di polvere per poi dissolversi nuovamente. Una riflessione che accosta l'immensità dell'universo, con
i suoi misteri e le sue oscurità, ai meccanismi del subconscio, ai ricordi e alla memoria umana, oltre
che all'immaginazione popolare.

The Valley per L'Adobe Virtual Museum, è, invece, una piattaforma interattiva con cui lo spettatore si può confrontare, uno dei progetti più recenti che mostrano la naturale evoluzione di Oursler verso il mondo del web e del digitale. Ispirato alle tesi espresse nel saggio The Uncanny Valley dello studioso di robotica Masahiro Mori, in cui emerge un collegamento diretto con il concetto freudiano di perturbante, Oursler rielabora queste idee applicandole alle innovazioni tecnologiche: nonostante l'attrazione verso l'antropomorfizzazione delle macchine, nell'uomo rimane sempre una sensazione di disagio e timore nel momento in cui questi aspetti vengono accentuati in modo eccessivo. Si temono situazioni di vera e propria autonomia tecnologica e di controllo sull'umano stesso: L'idea che il robot possa diventare quasi un Doppelgänger di un essere umano scatena misteriosamente una forte inquietudine. Questo, naturalmente, è già prefigurato nel racconto L'uomo della sabbia di E.T.A. Hoffmann, che ispirò sia Jentsch sia Freud. Quel perturbante riflesso di noi stessi in un oggetto inanimato mi diede da pensare. Quando Mori formulò la sua teoria negli anni Settanta, la gente pensava che in un futuro non lontano i robot sarebbero stati umanoidi e onnipresenti. Perciò mi sono chiesto: ma dove sono oggi i robot? E,
in effetti, un po' di tempo dopo la vera "intelligenza artificiale" è diventata la mente collettiva in
continua evoluzione nota come internet; [...] internet (è) come una sorta di specchio universale,
che continuerà a delineare la mente umana in modi singolari, come solo la tecnologia può fare,
creando una sorta di costruzione esterna, parallela, dell'umanità.

Da non dimenticare la serie Peak, minuscoli universi di oggetti quotidiani, le cui superfici vengono
animate attraverso la proiezione di piccole immagini a cui viene sempre aggiunto l'audio. Il riferimento principale di queste opere sono le macchine del cartoonist Rube Goldberg così elaborate e confusionali che, per realizzare azioni molto semplici come preparare la colazione, impiegano una lunga serie di piccoli passaggi che complicando la riuscita dell'operazione. Il collegamento che Oursler fa con questi congegni e il funzionamento della mente umana, oltre che con la vita stessa, è immediato: Nel cercare di spiegare la serie dei Peak, uso Rube Goldberg perché c'era qualcosa di meraviglioso nelle sue buffe "macchine", che dicono molto su com'è veramente la vita.[...] In realtà, però, le cose non vanno mai così, sono molto più intricate: in Peak ho cercato di esprimere quelle circonvoluzioni e di inserirle in un ciclo, come una sorta di rappresentazione di uno schema di pensiero.

a cura di Chiara Fumagalli

(tag PACTony OurslerOpen Obscura)
publishing by alessia onDate 05.04.2011 (0 comments)
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Purple Resonant Dust Card © PAC
Purple Resonant Dust Card © PAC
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