La mia prima volta a New York è stata al Dumbo Arts Festival 2011, tre giornate di musica, arte e performance, passeggiando per le strade del quartiere più cool di Brooklyn con Andreco, italiano, ingegnere, ricercatore presso la Columbia University di NY, prima di tutto un giovane artista sperimentale. Tra l'arcaico e il moderno, l'organico e il tecnologico, il micro e il macrocosmo, Andreco combina nei suoi lavori (a volte arte pubblica) varie tecniche artistiche, disegno, pittura, performance, installazioni e soprattutto video, trasportando l'osservatore in universi sconosciuti, quasi onirici a contatto con la materialità dell'impianto urbano.
Sicuro di sé, a tratti perso nel proprio mondo, mi ha subito trascinata nel vivo dell'evento, senza nessun preciso itinerario (ed io che mi ero preparata da un paio di giorni il percorso passo per passo), saltellando da un vialetto all'altro tra gallerie, studios, locali aperti ad esibizioni artistiche (come la performance video-guidata The Hyperion Project del gruppo CMYK), garage per concerti e per le ultime sperimentazioni di musica elettronica, performance di ballerine o teatranti nel bel mezzo delle strade, il tutto incorniciato dalla maestosità del Manhattan e del Brooklyn Bridges.
Invadere la vita degli artisti per conoscerne la propria arte riflessa nelle opere: questa la regola degli Open Studios. Intimorita dalla mia prima esperienza, abbiamo passato gran parte del festival girovagando negli studi degli artisti, aperti al pubblico per l'occasione (magari scorgendo alcuni di essi durante il proprio processo creativo), studi associati o vere e proprie abitazioni di artisti, dagli stili più svariati, dalle tecniche più originali: le fotografie di Bernie DeChant, i fumetti di Michael Arthur, i fiori luminosi di Gregory Skolozdra, il labirinto di fluidi fluorescenti di Matthieu Terrible o ancora i mastodontici poliedri di Kevin Kelly.
Nelle gallerie, affiancate tra loro all'interno di caratteristiche palazzine newyorkesi, le opere di centinaia di artisti, come per esempio gli oggetti personali di Joan Snitzer, l'installazione sequenziale di Caroline Mak, la fotografia del doppio di Cornelia Hediger e tanti altri nomi.
La notte a Dumbo risplende attraverso Immersive Surface, l'installazione illuminotecnica di Leo Kuelbs in collaborazione con il Light Harvest Studios, pronta ad far brillare di luci ritmiche e geometriche il sotto passaggio del Manhattan Bridge.
Partecipare ad un festival non è mai stato così intenso e allo stesso tempo divertente.
a cura di Federica Tolli
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publishing by martina
onDate 29.09.2011
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