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/ 23 February 2010

Perugia - intervista al collettivo P-gruppe

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di Stefania Crobe

Prosegue il viaggio alla scoperta dei territori della conoscenza promosso da Il sole 24 ore e da Nòva, in partnership con goodwill ed in collaborazione con l’Ocse, con il progetto Città Illuminate. Approda questa volta a Perugia, capoluogo umbro di inaudita bellezza e capace di coniugare - in perfetta sintesi - amore per la tradizione e volontà di rinnovamento, impegnata a progettare il proprio futuro investendo in creatività ed innovazione. La conoscenza sembra, oggi più che mai, condizione necessaria per la diffusione di benessere e sapere nella società, valore aggiunto che alcune eccellenze umbre dimostrano di possedere ampiamente: una fusione di conoscenza scientifica, di innovazione tecnologica, di creatività annovera Perugia tra le città capaci di generare innovazione, tra le “città illuminate”.

Ed a proposito di creatività abbiamo incontrato P-gruppe, comitato artistico nato nel 2004 dalla determinazione di quattro giovani approdati a Perugia per motivi di studio e che dalla città hanno tratto ispirazione per la loro produzione creativa.

Il gruppo è composto da Ugo Coppari (Jesi), Leeza Hooper (Roma), Lorenzo Cataldi (Roma) e Davide W. Pairone (Torino), e la P che li introduce rimanda alla parola permutazione, simboleggiando la loro attività di ricerca, produzione e promozione di eventi culturali di qualità fondendo esperienze letterarie, curatoriali ed artistiche.

 - Quale ruolo possono avere arte e cultura nel rilancio di un territorio e quale ruolo hanno a Perugia?

Arte e cultura giocano senz’altro un ruolo essenziale nel rilancio di un territorio. E l’arte contemporanea può giocare un ruolo fondamentale a Perugia: la città ha tradizionalmente una vocazione turistica legata al Medioevo e al Rinascimento ma si inizia sempre più a sentire il bisogno di altro, di innovazione. La creatività può essere un motore per il territorio.

 - Quali possono essere le strategie, sia a livello istituzionale che privato, per incoraggiare e sostenere la creatività giovanile?

Senza dubbio una soluzione più decisiva e radicale rispetto alla fornitura di spazi e di sovvenzionamenti. C’è poi bisogno di tanta didattica, di divulgazione: l’arte contemporanea è un arte difficile e ne va aiutata la comprensione. Esperimenti in questo senso sono stati fatti, ma purtroppo si riducono spesso ad eventi one spot. Ci sono poi una serie di pastoie burocratiche che frenano tanti progetti, purtroppo. D’altro canto però, non si può pensare di dare spazio totale all’espressione: è necessaria una soglia di qualità, di professionalità, di competitività a livello nazionale ed internazionale tale da mantenere alto il livello delle produzioni creative. Gli artisti sono tantissimi, ma pochi i professionisti.

 - Come il vostro gruppo si sta impegnando in questo?

Il nostro impegno consiste nel tentare di inserire Perugia in un circuito nazionale ed internazionale: abbiamo cercato di scovare i talenti della scena artistica locale, ma soprattutto abbiamo cercato di portare qui a Perugia esperienze di più ampio respiro, guardando a quanto succede fuori dall’Umbria e a livello internazionale. In quattro anni abbiamo portato più di 50 artisti - italiani e non - a mostrare la loro opera qui a Perugia, e non senza problematicità: spesso ci siamo autofinanziati arrangiando spazi e strutture ed incontrando anche ostilità.

- La vostra è una attività curatoriale, di ricerca, di promozione ma è anche un’attività di produzione artistica. Nessuno di voi è umbro ma avete scelto questa città come “patria di adozione”. In che modo la tradizione culturale di Perugia ha condizionato ed ispirato il vostro lavoro?

Abbiamo vissuto Perugia come un approdo, come un porto di mare, uno spazio vitale dove circolano energie. Così siamo rimasti qui. Sicuramente la ricchezza degli spazi architettonici, il valore delle collezioni presenti sul territorio, le preziosità paesaggistiche, la forte spiritualità del territorio hanno influenzato il nostro lavoro. La tradizione culturale perugina ha senza dubbio un aspetto legato al cosiddetto genius loci, ma non bisogna spingere troppo su questo aspetto, altrimenti diventa un’identità macchiettistica quasi. Negli ultimi due anni, con la crisi, abbiamo notato un appiattimento, frutto anche dei tanti tagli agli enti locali. Tante iniziative spontanee faticano ad affermarsi: occorre perciò un’apertura verso il contemporaneo che equivale ad un’apertura verso la complessità!

 - Esistono eccellenza nella produzione artistica contemporanea, in Umbria?

Assolutamente si. Pensiamo a Mario Consiglio, che pur non essendo umbro, ha radicato qui gran parte del suo lavoro, della sua produzione, della sua ispirazione forse.

- L’Umbria non fa parte degli snodi cruciali dell’arte contemporanea: credi che questo ruolo “periferico” sia riduttivo o che, anzi, questa terra “incontaminata” sia da stimolo e sia terreno fertile per l’abbattimento dei confini territoriali in nome dell’affermazione del contemporaneo?

Decisamente si, c’è fermento in città. L’importante, però, è mantenere in continua tensione il dentro e il fuori, instaurando una continua dialettica con quanto succede altrove. Non si può pensare ad un’autarchia della scena umbra

- Alla luce di quanto è stato fatto e si sta facendo, credete che Perugia sia in grado di disegnare il proprio futuro? Sarà in grado di essere competitiva?

Sono stati organizzati svariati eventi, con il coinvolgimento delle varie arti ed anche con un discreto ritorno di immagine per la città. Uno sforzo produttivo c’è stato da parte delle istituzioni, ma non mirato alla creazione di strutture permanenti. L’arte contemporanea deve essere alimentata e supportata. Mentre l’autore storicizzato si tiene sulle proprie gambe perché facente parte di una cultura diffusa, l’arte contemporanea ha bisogno di essere sostentata con interesse, con continuità, attraverso la conoscenza. È un’arte difficile, non accessibile a tutti, ne va aiutata la comprensione. Qualcosa è stato fatto ma molto è ancora da fare. La sporadicità non aiuta, serve continuità. La cultura diventa il motore dell’economia nella misura in cui per fare cultura serve economia. Al pari degli altri ambiti si necessita di un supporto alla ricerca creativa. Nel momento in cui il sovvenzionamento pubblico non è così potente, deve subentrare inevitabilmente il privato e cioè la struttura galleristica ed il circuito collezionistico che sono, creando coscienza della cultura attraverso l’economia, a loro volta motore culturale ed economico.

 

 

(tag P-gruppecittà illuminate)
publishing by redazione onDate 23.02.2010 (0 comments)
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