Paysages sensibles al MuCEM di Marsiglia
Si parla di Mediterraneo al MuCEM, Musee des civilisations de l’Europe et de la Méditerranée di Marsiglia, città promossa capitale della cultura 2013, che in vista della fatidica data si trova ad affrontare diversi cambiamenti, non ultimo quello di dare una sede stabile e rinnovata al museo. I Paysages sensibles in mostra dal 5 novembre al 19 dicembre 2010, catturano l’attenzione, trascinano in un percorso polisensoriale tra ecosistemi naturali e artificiali, fissano in cinque sezioni tematiche istantanee fotografiche dell’anima di Algeri, Beirut, Marsiglia, Napoli, significative, asciutte e a volte squallide, e lasciano ai disegni il sapore misto di “pazzia” e folclore delle atmosfere di queste città, simili e uniche allo stesso tempo.
Lo spazio espositivo è avvolgente, le opere sono istallate in modo da formare un nuovo paesaggio scandito per piani diversi, giocano con l’architettura del vecchio padiglione nel Fort Saint-Jean, dialogano continuamente con le sue aperture, da cui è possibile vedere il porto della città francese e i suoi cantieri, in corrispondenza reciproca con le fotografie, i disegni, le mappe e le installazioni video. Una comunicazione continua tra interno ed esterno, dentro e fuori la rappresentazione, una mostra-paesaggio che riflette sui diversi aspetti di un Mediterraneo alle prese con la contemporaneità. I tanti artisti intervenuti al progetto, dal promotore Mathias Poisson, a Zineb Sedia, a Monique Deregibus, a Akram Zaatari, a Valérie Jouve, a Yto Barrada tra gli altri, la affrontano attraverso le cartografie, le topografie, i flussi di comunicazione, i fenomeni sociali, o semplicemente i volti della gente, nel tentativo di definire certe tematiche.
Come il mediterraneo è un mosaico di storie e culture, di equilibri precari e di rotture, un crocevia di insediamenti e di passaggi che lo rendono quello che è oggi, così gli artisti non possono che dare una visione frammentaria e provvisoria e lungo le cinque sezioni tematiche ciascuno trova la sua cifra interpretativa; alcuni si estraniano dalla densità delle grandi città e trovano una via di fuga, un punto di vista privilegiato, poetico ma non retorico, altri prediligono un taglio brutalmente reale.
E quale fuga migliore se non per mare? Nel momento in cui mare e cielo si incontrano nella linea d’orizzonte si può immaginare di tutto, un altro mondo, un altro popolo, il contatto col sacro, il nulla. L’idea d’infinito può proiettarsi in un’immagine sfocata che sfugge al dettaglio e quindi aperta ad una visione soggettiva, oppure essere espressa dalle bacchette di un metro di legno sistemate in modo da riprodurre la sagoma de La montagne Saint-Victoire nella fotografia in bianco e nero di Joachim Mogarra. L’artista Mathias Poisson dispone accanto a riproduzioni cartografiche di Napoli in cui segna in rosso dei punti salienti della sua passeggiata dal titolo Voir Naples et mourir ici, una stampa satura di frasi e parole, sensazioni di un paesaggio caotico e rumoroso. Per Poisson la trasfigurazione del reale diventa un’altra strategia possibile, così, recupera le cartoline postali ingrandite e modificate, i panorami più suggestivi dei porti di Marsiglia, di Napoli col Vesuvio e di Beirut. L’orizzonte, il mare sottostante, le abitazioni con piscine e gli alberi assumono così una consistenza patinata, un ordine surreale li avvolge, ma si avverte che questa rappresentazione idilliaca e invitante non è reale.
Marsiglia è spesso la protagonista dei disegni di Poisson e, rappresentata in modi diversi, può assumere anche le sembianze di un corpo umano; le strade diventano vasi conduttori rossi o blu e la città un corpo che vive, respira e si muove.
Poi l’ideale e il colore lasciano il posto alla realtà nuda e cruda, si sostituiscono al sogno in una serie di fotografie che testimoniano la complessità fisica e le problematiche sociali delle città mediterranee. A differenza della precedente sezione i dettagli diventano importanti, non c’è sfocatura nell’immagine, ma una visione nitida, segno che gli artisti si pongono davanti al soggetto. Il panorama aereo di Marsiglia, i palazzi di Napoli e di Algeri, le autostrade e gli snodi viari, le vie di comunicazione, i quartieri cittadini, gli ampi paesaggi industriali sono luoghi da cui non si scappa, che risucchiano e le rendono simili tra loro. Così l’inospitale periferia in Sans Titre di Valérie Jouve si riflette nell’aria distratta e misteriosa del bambino biondo, e il suo maglione replica il colore dei palazzi, mentre i quartieri di Beirut firmati da Poisson, tra cui spunta qualche palma e rovina antica, sono immerse in un bianco e nero lontano nel tempo.
Nella parte intitolata Espaces ouverts il mare e la campagna sono luoghi vissuti intensamente dall’uomo che lavora, ma sono anche un diversivo, uno svago per i bagnanti della spiaggia de l’Estaque immortalata da André Keen, mentre i disegni a china delle città marocchine di Poisson raccontano impressioni soggettive e abitudini di vita dei cittadini, passeggiate in famiglia e sguardi solitari sul lungomare delle città magrebine.
Il video del 2002 di Akram Zaatari dal titolo Saida june 6th, un insieme di fotografie della città che scorrono l’una sull’altra, intervallate da quelle di esplosioni di cui sentiamo il sonoro, invece apre uno scenario diverso, racconta altre storie. Queste città, ci dice, sono luoghi “caldi”, “territori convulsi” (recita il titolo della sezione), città in divenire e in cambiamento a causa della crescita industriale, delle guerre e degli esodi che ne hanno accompagnato la storia.
a cura di Cristina Longo

































