Il primo articolo di questa rubrica riguarda Joys, un artista completo oltre che un grande writer.
L'arte di Joys nasce e si sviluppa dallo studio delle lettere e di conseguenza dalla scrittura del proprio nome, il quale nel corso degli anni partendo da una semplice tag (si indica solitamente con questo nome le firme semplici create velocemente) si è trasformato in un pezzo, un lavoro studiato nei minimi dettagli. L'affascinante calligrafismo che caratterizza il lavoro di Joys dà una forza dirompente ai suoi pezzi, che dialogano con i muri scelti generando molto spesso una struttura completa. La confidenza con le superfici che deriva dai numerosi anni d'esperienza, lo ha portato ad una leggerezza d'esecuzione e ad una fluidità del gesto, che rendono avvantaggianti anche i rapporti con i muri più difficili da dipingere, come quelli dove esistono angoli ed incastri. Il carattere "corsivo" caratterizzante i primi lavori, col tempo si è stabilizzato in parametri fissi o, come chiamati dall'artista, livelli. Ora la linea spezzata è la caratteristica fondamentale, dove la scrittura del nome si trasforma in un' architettura contenente le lettere stesse. I segni si sviluppano in sovrapposizione di livelli e lo spazio diviene sempre più pieno e pregno della struttura stessa, lasciando poco margine al vuoto. Si vengono a creare così degli elementi geometrici, che si intrecciano tra di loro in maniera perpendicolare e orizzontale, portando alla "scultoreità della tag" caratterizzante il lavoro di Joys. La tipologia di graffiti 3D che, per alcuni versi, caratterizza la crew di Padova, sembra sia stata anticipata dai suoi pezzi, non tanto perché essi risultano in 3D, ma in quanto il murales finito si impone come una scultura fine a se stessa.
Se prendiamo ad esempio la Pensilina in Piazza Capitaniato, si può comprendere visivamente il discorso sostenuto fino ad ora. Qui il suo lavoro diviene portante della struttura architettonica, dove gli angoli delle lettere diventano gli angoli stessi dell'architettura e il suo segno, così, si trasforma in una cornice che circonda le due facciate del cubo. Si viene a creare in questo modo un dialogo perfetto con l'architettura trasformandola in un' installazione.
Questa continua costruzione spaziale tramite l'uso delle lettere ha portato Joys a diversi esperimenti fondati sulla realizzazione di alcune sculture reali. Ora, infatti, nella sua produzione artistica si riscontra sia una produzione di sculture-installazioni in plexiglass, sia uno studio approfondito di quelle che sono le texture create grazie all'utilizzo del suo nome. "Joys" si potrebbe pure definire un brand da intendersi nel senso più genuino del termine, grazie alla riconoscibilità e originalità della tag.
Il caso di via Friburgo si pone, allora, come un pezzo esemplare di questo percorso, che dimostra come si possa passare da un lavoro di writing ad un'installazione tridimensionale, creando una relazione intensa tra murales e architettura, quello che forse dovrebbe essere uno degli scopi principali di ogni artista che affronta graffiti e street art. In questa situazione Joys si è trovato a lavorare su di un muro "bucato" e ricoperto da una griglia metallica, dove riesce a sfruttare questa mancanza grazie all'utilizzo di una sagoma di plastica che viene applicata in modo orizzontale alla griglia metallica.
E' in un caso come questo che si vede la maestria dell'artista, quando anche nelle situazioni più difficili e impensabili riesce a spingere il proprio lavoro al limite, realizzando un pezzo unico per la sua potenza visiva. In questo "murales" si viene a creare, così, una fusione tra quella che è la via utilizzata come spazio di esposizione e l'opera del writer, il quale ripensa la sua opera in relazione alla situazione e si adatta al luogo in cui viene ad intervenire, studiandolo nei particolari e senza lederlo. L'artista crea, così, un lavoro fine ed elegante che, anche grazie al colore utilizzato, si mescola con l'architettura fino a divenirne parte.
E' così che il percorso artistico di Joys, il quale si è sempre relazionato con i muri più difficili su cui dipingere, arriva ad un apice in cui il writing si trasforma in scultura tridimensionale, una caratteristica che effettivamente esisteva già nelle sue realizzazioni pittoriche.
Nel lavoro di Via Friburgo, chiamato "murata della pace", si può notare anche la presenza degli altri artisti nominati precedentemente, come molto spesso accade nei murales presenti in città e segnalati nel percorso della piantina. Infatti caratteristica fondamentale è la complementarietà caratterizzante i muri degli EAD, i quali molto spesso lavorano insieme creando dei murales degni di nota, grazie soprattutto allo studio della composizione che spesso viene realizzata prima del lavoro stesso. Una maturità raggiunta dopo anni di collaborazione e di esperienza, ma che rende i loro lavori magistralmente eseguiti.
a cura di Giada Pellicari
(tag
Passeggiando per i portici,
EAD,
Boogie,
Zagor,
Trace,
Joys,
Riot,
Axe,
Curdo,
Made,
Yama,
Peeta,
Kenny Random)
publishing by martina
onDate 31.08.2011
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