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/ 08 March 2011

'O VERO! Napoli nel mirino

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Fino al 21 marzo al Museo d'Arte Contemporanea Donna Regina (M.A.D.R.E) di Napoli è ancora possibile visitare la collettiva fotografica 'O VERO! Napoli nel Mirino, una mostra che ha fatto notizia e che si offre come "diario dell'inquietudine" di una città-paradigma della recessione. Una ricca raccolta di scenari e visioni generate da un sistema critico eppure fertile di soggetti, affollato di scene, vedute e panorami umani. Curata da Eduardo Cicelyn, Mario Codognato e Giovanni Fiorentino, la mostra arriva in un momento complesso per il museo partenopeo "nel mirino" di tagli e licenziamenti.

Ventuno fotografi si alternano e si rispondono nelle ampie sale del palazzo Donna Regina, lasciando ai visitatori la propria veduta su Napoli. Ogni sala un modo, un senso e un angolatura di osservazione sulla città, per esempio lo scatto di Paul Thorel Apparizione n. 7 (La bella chiara), un'immagine con potenziale percettivo praticamente infinito. Acqua, mare, luce, e ombra. Potrebbe essere stata scattata da qualsiasi punto e potrebbe estendersi oltre la sua stessa stampa e forma di fotografia, potrebbe non essere nemmeno Napoli. Si isola rispetto agli altri scatti che gli sono di fianco ed è capace di riprodurre la perdita d'occhio sul mare, solo a fissarla. Nella sala di Stefano Cerio, invece, le fotografie emanano uno speciale candore, una luce tenue che giustifica e amalgama perfettamente degli ambienti dismessi e squallidi eppure ritratti in una loro armonia pacifica. La stessa regolare estensione che possiede anche la foto Tetti dell'agenzia Controluce, un vero "pattern" di edifici, antenne e finestre. È violenta e inesorabile, invece, la forza con cui Aniello Barone, posiziona l'osservatore davanti ad un'immensa montagna di rifiuti, che si erge maestosa ed elegante di fianco ad un campo arato. Le foto di Lucia Palatano invece sono fulminee e compulsive, pervase da qualcosa di magico.

Abbiamo visitato la mostra con un accompagnatore speciale, Mario Spada uno degli artisti della collettiva, presente con il suo splendido lavoro Ultras e dal 1993 fotoreporter e scrutatore delle realtà marginali e criminali di tutto il territorio campano e non solo. Collaboratore di testate come L'Espresso,  l'Internazionale, Il Mattino e fondatore del LA.NA., laboratorio napoletano e associazione culturale, che nella città si afferma velocemente come primo spazio indipendente di produzione e dimostrazione. Le foto di Mario Spada sono introdotte da una biografia in cui colpisce: prima, la sua lunga gavetta come fotografo di matrimoni (anche di camorristi), poi, la nota sulla collaborazione con Roberto Saviano, che ci racconta a cosa si riferisce.

L.L. Qui dice che hai accompagnato Roberto Saviano a Scampia, nelle sue ricerche per scrivere Gomorra.
M.S. Un amico comune mi diceva sempre "devi conoscere questo tipo, Roberto Saviano, devi conoscerlo assolutamente" poi un giorno per caso è stata pubblicata una mia fotografia a fianco di un articolo di Roberto Saviano sul Mattino, così ci siamo sentiti al telefono, poi ci  siamo incontrati nel mio studio di allora e siamo andati in giro a lavorare un po' insieme, è andata così.

L.L. Parliamo di "Ultras", ci vai sempre allo stadio?
M.S. Ogni tanto mi piace, non sempre; mi piace andare lì a cantare i cori.

L.L. (Indico una foto splendida di un ultras che lancia un urlo ai suoi compagni, di spalle allo stadio, in cui si vede una strana macchia nell'angolo in alto destra) A questa foto cosa è successo?
M.S. Quello è il trentasettesimo fotogramma di una pellicola che è stata "pinzata". È un imprevisto tecnico che però ha dato potenza ad una fotografia che era già bella. Sembra quasi che l'urlo rompa il negativo, lo sciolga. Qui invece (indica un'altra foto) eravamo nell'autobus e andavamo verso Brescia per una trasferta, arrivati al casello autostradale la polizia ci ha fermato e ci ha fatto trasferire su questo autobus con le grate e senza i vetri. Quando abbiamo attraversato il corso principale di Brescia, i tifosi avversari lanciavano di tutto sulle grate, tipo bottiglie e pietre, quando ho scattato questa foto, gli ultras napoletani dall'autobus urlavano "uccideteci! uccideteci!". È stata un esperienza spaventosa ma incredibilmente intensa.

L.L. Gli ultras sono un gruppo aggregato e motivato da una vera e propria fede, incredibilmente sentita,   ma la cosa unica è che questa fede mette insieme persone di realtà di Napoli anche molto diverse e distanti come poche altre situazioni di aggregazione, peraltro in una città tremendamente piena di "muri di Berlino" invisibili anche solo tra i quartieri...
M.S. Si, è vero. È un gruppo sociale trasversale in cui c'è di tutto, ci sono filoni differenti però all'interno. In ogni caso sono tutte persone cresciute insieme nel contesto dello stadio che frequentano già da bambini. La loro stessa storia personale è legata allo stadio. E poi ci sono i giovani che sono gli ultimi arrivati, che hanno rispetto per i più anziani; insomma, lo stadio diventa un crocevia importante.

L.L. Con cosa hai scattato?
M.S. Con una nikon e una leika.

L.L Sei un fotografo di reportage, eppure qui siamo in un museo, come si presentano qui le tue foto?
M.S. Ci sono molti modi di fotografare; uno di questi può essere limitarsi a registrare un evento che ti trovi ad assistere in tutte le sue sfaccettature e scattare il più possibile, ma puoi scegliere anche di aspettare un momento singolo, lasciare che tu venga travolto da quel momento particolare. Se ti metti in una certa situazione, sai che quel momento arriva, trovi quello che stai cercando. Io volevo essere colpito e così è stato. Per esempio, questa (indica una foto in cui due capi ultras litigano) è una foto scattata in un momento di forte tensione, volendo tipicamente da reportage, però io ho voluto fare solo tre scatti e ho scelto di fare quei due tre scatti, mentre ero lì che guardavo cosa succedeva dall'obbiettivo. Infatti, in alcune situazioni mi sono "perso" molti scatti, ma ho deciso di prenderne soltanto alcuni. C'erano momenti in cui ricordo che i tifosi si lanciavano a corpo morto contro i vetri di separazione, per sfondarli, come se non ci fossero e se avessi scattato delle foto non so come l'avrebbero presa. Un'altra volta, l'unica volta che ho scattato una foto a tutto il gruppo, mi hanno indicato dicendo "digos" e uno di loro mi ha difeso lanciando prima le stampelle della sua gamba rotta, addosso a chi mi aveva additato e poi urlando insulti irripetibili.

L.L. Invece, come scegli cosa esporre quando le foto sono destinate all'esposizione piuttosto che proposte come un'inchiesta sociale?
M.S. Scelgo di esporre ciò che colpisce me; certo, non posso mettermi nei panni di un'inconsapevole perchè, ovviamente, quella situazione l'ho vissuta io; però ci sono inevitabilmente degli scatti che mi colpiscono. Questo è il mio modo, potrei anche scegliere di pormi come un fotografo "concettuale" davanti agli ultras,  ma non sarei io, forse non ci riuscirei nemmeno! Questo è un lavoro che conserva in sé una sua bellezza, poiché non è solo un reportage.

a cura di Laura Lecce

(tag Eduardo CicelynMario CodognatoGiovanni FiorentinoMario SpadaLA.NA.Lucia PalatanoAniello BaroneControlucePaul ThorelStefano CerioMuseo d'Arte Contemporanea Donna Regina)
publishing by alessia onDate 08.03.2011 (0 comments)
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Mario Spada - senza titolo 2001- courtesy artista
Mario Spada - senza titolo 2001- courtesy artista

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