Tre donne, con tre approcci e tre esperienze differenti, si sono confrontate e hanno dialogato sulle grandi tematiche della mobilità e di come questa si manifesti nel mondo digitale e globalizzato, diviso tra centro e periferia.
Mary Jane Jacob, della School of Art Institute di Chicago, attraverso l'esempio di alcune esposizioni e opere della sua città ha spiegato come anche il pubblico possa essere mobile. Esiste infatti il pubblico casuale, di chi si trova davanti a un'opera perché di passaggio, ma ci sono anche le persone che nascono in quel luogo, portandosi dietro la sua storia e il suo background: è questa la comunità, legata da un'identità culturale, che l'opera deve ripercorre e raccontare, in modo che la comunità stessa possa ritrovarsi nell'arte. Ci sono poi le persone che si trovano per lavorare insieme a un'attività, e quelle che si riuniscono per combattere contro i problemi che ogni volta si trovano di fronte e vogliono modificare la città.
Christiane Hellmanzik, economista e ricercatrice dell'Università di Amburgo, ha svolto una curiosa ricerca su come gli artisti superstar, come lei li definisce, si sono spostati nel corso della storia di città in città e quali effetti abbiano provocato sulle loro carriere, nonché nel mercato dell'arte. Hellmanzik ha dato quindi una visione decisamente più economica della mobilità artistica. Ciò che è emerso dalle sue ricerche è che questi artisti hanno prediletto nei loro spostamenti le grandi città dove, possibilmente, potessero trovare altre persone altamente creative con cui lavorare e un sistema politico democratico che lasciasse loro piena libertà di creare.
Hedwig Fijen, fondatrice di Manifesta, esempio di mobilità fisica e di ri-creazione, ha spiegato come le biennali debbano tenere conto della situazione geopolitica dei posti verso cui si muovono. L'accento è stato posto dalla Fijen su come l'Europa dovrebbe organizzarsi in una prospettiva postcoloniale. Si è parlato molto di come Manifesta, nei suoi progetti, voglia creare un microcosmo per capire cosa sia realmente l'Europa, e mostrare i siti che periodicamente tocca come luogo di macroproblemi che ci sono ora nel mondo. Obbiettivo principale di Manifesta è capire come sia possibile per gli artisti, ogni due anni e in luoghi diversi, creare iniziative che riguardino non solo l'arte contemporanea, ma anche il contesto culturale di questi luoghi geografici, dunque il loro patrimonio.
a cura di Ilaria Lorio Albarin
publishing by alessia
onDate 21.05.2011
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