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/ 30 May 2011

Nuove committenze: arte pubblica

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Al festival di Faenza si è parlato di forme della committenza e, malgrado la presenza di alcune criticità nel sistema culturale italiano, non si può non citare illuminati esempi di buona prassi per la produzione di opere d' arte nello spazio pubblico, non più monumenti alla gloria dei committenti ma volontà di rinnovamento civico.

Con la denominazione di arte pubblica si indica un'arte che entra nella sfera pubblica, nella struttura urbana della città. Talvolta però un'interpretazione fin troppo semplicistica di questo concetto ha visto l'inserimento di opere d'arte contemporanea nelle città solo per compiacere il narcisismo di qualche politico di turno, desideroso di lasciare la propria firma in vista delle prossime imminenti elezioni. Opere di indubbio valore che hanno il merito di far uscire l'arte dai luoghi convenzionali ad essa deputati e che, nel migliore dei casi, sono appositamente pensate per il luogo in cui vengono collocate ma che spesso sono il risultato non di una reale esigenza. Il ruolo dell'arte pubblica non è e non dovrebbe essere quello di invadere rotatorie e piazze – come la neonata statua di statua firmata da Oliviero Rainaldi e dedicata al Beato Papa Giovanni Paolo II – ma quello di attivare processi di trasformazione sociale, partecipati e condivisi.

Volontà di trasformazione che ben si esprime a Faenza, nel dibattito nato intorno alla presentazione del libro "Paesaggio con figura, arte sfera pubblica e trasformazione sociale" edito da Allemandi & C con SusaCulture project presentato a Faenza da Catterina Seia e da Gabi Scardi insieme all'artista Jochen Gerz. Nasce la necessità, o forse l'urgenza, di superare l'opera site-specific in luogo di un progetto artistico di trasformazione sociale che sia contest-specific, ovvero che si faccia interprete non solo del luogo materiale ma che sia capace di dialogare con la città, in tutta la sua umana complessità, e che sia capace di restituire un nuovo paesaggio che non è fisico ma è un giardino dell'immaginario che, forzando un'accezione duchampiana, potremmo definire un Jardin trouvé, sede della creatività e dell'apertura verso il mondo ed espressione di una volontà di cambiamento.

In questa direzione lavorano i Nuovi Committenti, un modello innovativo per la produzione di arte pubblica introdotto in Italia dalla Fondazione Adriano Olivetti nel 2000, ispirato da un progetto concepito nel 1991 da François Hersper Fondation de France, i Nouveaux Commanditaires.

I Nuovi Committenti, impiegando l'arte contemporanea per l'attivazione di processi di evoluzione sociale in risposta alle numerose problematicità della città, realtà complessa e frammentata come poche altre, permettono a chiunque di diventare committente. Sarà poi un mediatore culturale ad interpretare i desideri e i bisogni della committenza – cittadini, comitati spontanei di quartiere, scolastiche, strutture sanitarie, enti locali, amministrazioni pubbliche – e le ispirazioni dell'artista.

Una delle prime applicazioni di Nuovi committenti è stata a Torino. Attraverso la mediazione dell'organizzazione no-profit a.titolo, sono stati realizzati progetti di riqualificazione urbana presso l'area di Mirafiori nord, tessuto urbano fortemente connotato e stratificato. Attraverso una progettazione partecipata e condivisa di è indagato lo spazio cittadino, non solo urbano, operando sia sulla pianificazione del territorio che sulla promozione di politiche sociali.

Ma i linguaggi dell'arte, si sa, hanno la capacità unica di ridisegnare le mappe della comune percezione facendosi portavoci di una volontà di rinnovamento che destituisca tutte le dicotomie ridondanti della società.

Dalla volontà di abbattere le barriere della mente che portano il diverso ad uno stato si subordinazione nasce l'idea di Zerinthia di portare l'arte nei luoghi della sofferenza. Il progetto Acting Hospital ha visto il lavoro di numerosi artisti prima presso l'ospedale di S. Andrea, in gran parte dedicato alle minoranze etniche presenti a Roma, poi al Bambin Gesù, specializzato nella cura delle malattie dell'infanzia. Portare l'arte contemporanea negli ospedali creando una relazione tra estetica contemporanea, fruizione e decodifica dei messaggi da parte degli utenti e guarigione è una sfida ardua, resa ancora più difficile dalla episodicità di questi progetti, troppo spesso legati alla sola sensibilità di alcuni illuminati benefattori.

L'arte ha però la potente capacità – che a poche altre discipline del sapere è concessa - di fornire nuove suggestioni per indagare il presente e per cambiare il futuro. Come per Calvino - ne Le città invisibili - lo scrittore "crea" i mondi di cui tratta, così l'artista, attraverso la sua personale sensibilità, induce al dubbio e all'interrogazione stimolando la riflessione, la curiosità e l'ideazione di nuovi possibili mondi.

a cura di Stefania Crobe

(tag Catterina SeiaGabi ScardiJochen GerzOliviero RainaldiFondazione Adriano OlivettiZerinthia)
publishing by martina onDate 30.05.2011 (0 comments)
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Cbooks: paesaggio con figura, arte, sfera pubblica e trasformazione sociale ph Luca Vittorio Tofflon
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