Cosa succede quando le industrie diventano committenti d'eccezione nel mondo dell'arte? Questo il tema affrontato oggi alle 12:30 presso il Museo Carlo Zauli da Pier Luigi Sacco e tre nomi italiani, rappresentanti di aziende nostrane che hanno fatto del binomio imprenditoria-creatività un punto di forza: Marcello Smarelli, direttore artistico della fondazione Ermanno Casoli di Fabriano; Giovanni Bonotto, direttore creativo dell'omonima multinazionale operante nel settore tessile; Carlo Bach, direttore artistico della Illycaffè. Un incontro originale per parlare di quello che Sacco ha definito "l'approccio italiano", un atteggiamento fortunato che ha permesso alle nostre aziende, spesso con struttura familiare e quindi particolarmente flessibile, di interessarsi all'arte non da mecenati esterni ma da veri attori culturali, protagonisti dei progetti.
Marcello Smarrelli ci parla della Fondazione Casoli e del progetto I saettatori che ha trovato spazio negli stabilimenti dell'azienda Elica (Fabriano) prendendo ad esempio modelli formativi insoliti come quelli didattico-laboratoriali in seno al mondo dell'incisione. All'interno dell'azienda infatti i dipendenti sono venuti a contatto con Francesco Barocco, artista impegnato a progettare per i dipendenti stessi – bene lontani dal mondo dell'arte contemporanea – un'esposizione che li coinvolgesse e li vedesse protagonisti. I saettatori (titolo preso da un disegno di Michelangelo), oltre che alla pratica laboratoriale, è stato dunque rivolto anche alla formazione di un'esposizione omonima formata dalle opere di Barocco e da un insieme di incisioni di prestigio che entrerà a far parte dell'Elica Contemporary, collezione di proprietà dell'azienda stessa.
Giovanni Bonotto invece, figlio di un vero mecenate da sempre a contatto con grandi nomi dell'arte, racconta di come ha imparato a disarticolare il pensiero classico dell'imprenditore vivendo il suo mecenatismo come una struttura strategica indirizzata al mercato dei "nuovi ricchi", protagonisti attuali nei Paesi asiatici di un velocissimo processo di emancipazione culturale. Tenendo presente che "la cultura può far diventar ricchi" e riprendendo dunque uno dei punti di forza del pensiero di Umberto Eco, Bonotto ha sposato un ideale di ricerca estrema del dettaglio e del materiale che potesse dotare i suoi prodotti di un'allure maieutica particolarmente attraente per i mercati in via d'espansione, gli stessi che a breve saranno i primi acquirenti della nostra cultura.
Infine Carlo Bach ci parla dell'azienda Illycaffè, da quasi un ventennio indissolubilmente legata al mondo dell'arte e sponsor quest'anno di Forms of collecting. La Illy infatti, sfruttando la gestione familiare propensa alla creatività e l'idea stessa richiamata dal caffè inteso come luogo d'aggregazione e di scambio culturale, ha capito che al consumo andava associata anche un'importante intensità visiva perseguita in questo caso grazie ad un restyling delle tazzine affidato a Matteo Thun e soprattutto al contributo di importantissimi nomi dell'arte (come Anish Kapoor). Lo spunto iniziale ha dato via ad un fortunato circolo che ha portato alla vendita dell'oggettistica legata al marchio e al ricavo di proventi ripetutamente reinvestiti in mostre tematiche, borse di studio, supporto agli artisti e sostegno di grandi eventi internazionali come la Biennale di Venezia di cui Illy è partner da tempo.
Un modo per riflettere sul mondo dell'imprenditoria e per farci ancora sperare in un "capitalismo illuminato" che tenga presente la nostra tradizione manifatturiera guardando al futuro con lungimiranza.
a cura di Giuliana Maccione
publishing by alessia
onDate 22.05.2011
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