Milano, 18 settembre, Start Milano e la Fondazione Stelline invitano il pubblico ad un dibattito sulle problematiche di conservazione delle opere d’arte contemporanea e sui metodi di restauro più efficaci, attraverso la testimonianza di esperti del settore.
A partire dal secolo scorso molte caratteristiche, se non l’intera opera artistica, sono cambiate, in meglio o in peggio che sia. Questo ha automaticamente portato alla graduale modificazione delle tecniche di restauro.
L’utilizzo di nuovi materiali, nuovi colori, nuove tecniche creative hanno causato non pochi problemi alla fase di restauro, che spesso non è contemplata dall’artista. Così ad opera acquistata, il proprietario si rende conto di quanto sia necessario il mantenimento dell’opera, il suo costante monitoraggio, per non abbandonarla al degrado e alla distruzione del suo valore.
La testimonianza – confronto tra l’Avvocato Iannaccone, collezionista milanese, e Isabella Villafranca Soissons, conservatore responsabile dei laboratori di conservazione e restauro di Open Care, costituisce l’esempio di quanto al giorno d’oggi la conservazione artistica richieda studi e ricerche approfondite e molto tempo da dedicarle.
La collezione Iannaccone è composta da due gruppi di opere: uno di opere classiche risalenti agli anni ’30 e appartenenti alla corrente degli intimisti, l’altro invece comprende opere d’arte contemporanea, tra cui lavori di Loris Cecchini in gomma uretanica, di Marc Quinn in marmo dipinto e opere pittoriche di Raquib Shaw con applicati cristalli e pietre preziose. Le opere classiche, pittoriche e scultoree, sono costituite da materiali durevoli, le cui tecniche di conservazione sono ben conosciute; per quanto riguarda le opere contemporanee, esse sono un insieme di materiali diversi ed eterogenei, più instabili e difficili da curare.
Le opere di arte contemporanea, universalmente parlando, non sono create con una prospettiva di lunga durata, a differenza delle opere storico-classiche. Sono caratterizzate da una forte instabilità dei materiali. Oltre a questi problemi intrinseci, si aggiungono anche problematiche causate da fattori esterni, come per esempio il trasporto e l’imballaggio o un peso specifico elevato che richiede sofisticati sistemi di sostegno.
L’Avvocato ha sempre dichiarato un forte timore nell’acquistare opere i cui materiali erano pressoché sconosciuti al restauro o che soltanto lo richiedessero, in quanto spaventato dall’idea di perderne il valore con il passare degli anni.
Il sodalizio con la restauratrice Soissons ha successivamente portato più sicurezza e pregio alla collezione contemporanea. Grazie alla profonda esperienza nella conoscenza dei nuovi materiali è infatti riuscita a creare un iter di manutenzione specifico per ogni singola opera. E dopo diversi anni l’effetto sembra essere molto soddisfacente. Fondamentale rimane comunque la continua assistenza alla singola opera affinchè rimanga cosi come è stata creata.
Tra qualche anno il settore sarà sicuramente più completo e le nuove tecniche di restauro diventeranno un’arte a sé.
a cura di Laura Lambertenghi