Una riflessione sul mondo dell’arte, un duplice sguardo. Da una parte il mercato, dall’altra l’opera e la sua identità. Attraverso lo studio sul rapporto mercato/opera d’arte si cerca di cogliere il senso della trasformazione che avviene intorno a loro.
Pier Luigi Sacco conduce l’intervista a Sarah Thornton, giornalista di fama internazionale, Giuliana Setari, Presidente della Dena Foundation for Contemporary Art, Silvia Evangelisti, direttrice di Arte Fiera e Giacinto di Pietrantonio, direttore della GAMeC e MiArt.
Autrice di Seven days in the Art World ( sette capitoli che esprimono sette momenti topici ), Sarah Thornton apre la conferenza. “Durante il boom economico americano i prezzi salirono alle stelle, erano da record, e le aste e le riviste cominciarono a condurre una politica improntata al denaro”, racconta. Molti possono essere i fattori che possono influenzare i prezzi ( ad esempio la morte dell’artista ).
Ma con il Boom si pensava solo a questo. Ora, forse, le cose stanno cambiando. Inoltre, grande influenza risiede nel luogo in cui si vive. A Los Angeles ci si sente lontani dal mercato rispetto New York. I collezionisti influenzano il mercato che a sua volta influenza il critico.
La comune tendenza è comunque quella di acquistare opere nazionali e questo, a suo avviso, deve avere a che fare con la storia del Paese. In Australia è possibile trovare anche l’arte aborigena, che è qualcosa che non si può trovare né in Europa né negli Stati Uniti. Quindi, se parliamo di Arte Contemporanea è possibile parlare di ricerca di significato.
Giuliana Setari parla del collezionismo, passione la sua nata e cresciuta negli anni, continuata con il matrimonio dopo aver presentato al marito questo mondo e che è sfociata in una passione comune che li ha accompagnati ed uniti fino ad oggi. Parla dell’artista come un essere speciale, al di sopra degli altri. Gli artisti racchiudono una storia, una conoscenza che confluisce nell’opera.
Ma la domanda è “si riesce a favorire la dimensione culturale dell’opera o il suo rapporto con il mercato è destinato ad essere condizionato da un equilibrio precario? ”
Risponde Silvia Evangelisti.
L’equilibrio con il mercato è delicatissimo. Tuttavia, senza mercato non c’è nulla. Gli artisti non potrebbero vivere. E’ una dimensione fondamentale ma purtroppo in Italia siamo dei veri geni a non valutare ciò che abbiamo”. Importante è riuscire a percepire il fatto che l’arte ha una sua identità e dignità che non si può vendere. E questo è un punto importante da sottolineare. L’oggetto artistico è di tutti, anche se si trova in un salotto di una casa privata. Un’opera non può perdere questa sua caratteristica. La necessità è che le opere vivano.
L’ambito museale viene, infine, illustrato da Giacinto di Pietrantonio il quale ribadisce che al momento l’unica forma di cultura è quella dei grandi numeri. Si va alla ricerca di consenso perché i politici lavorano sul consenso ma questo dovrebbe essere una questione indipendente nel discorso sui musei, ma questa istituzione fa parte di un sistema in cui tutto è relazionato, è sempre stato così altrimenti avrebbero cessato di esistere.
Quattro esperti d’arte raccontano e si raccontano, attraverso le loro esperienze, occupazioni e visioni del mondo.
a cure di Barbara Carinci