Presentazione del progetto di ricerca condotto da Art For Business
venerdì 22 ottobre ha preso il via l'atteso Art For Business Forum, promosso e organizzato dall'associazione non profit Art For Business, nata nel 2009 per promuovere e valorizzare il contributo che le arti offrono alle imprese e allo sviluppo del capitale umano nelle organizzazioni.
Nell’aprile 2009 sono state promosse due indagini in parallelo, che hanno coinvolto due tra i principali protagonisti dell’esperienza dell’arte: l’artista e il visitatore. E’ stato privilegiato il contatto diretto con le persone raccogliendo 100 testimonianze e le interviste hanno preso vita in forma di conversazione, all’uscita di musei e gallerie della città di Milano. Allo stesso tempo sono stati coinvolti 50 artisti visivi italiani per ricevere da loro suggestioni sul modo in cui è oggi possibile guardare l’arte e confrontarsi con essa.
In occasione del Forum 2010 sono stati presentati i primi risultati della ricerca, in attesa della pubblicazione di “100 e 1 motivi per visitare una mostra”.
L’incontro è stato guidato da tre personalità differenti ma complementari tra loro: Valeria Cantoni, presidente di Art For Business, co-fondatrice di Trivioquadrivio (società di consulenza culturale d’impresa per lo sviluppo organizzativo) e docente di “Arte e Impresa” presso l’Università Cattolica di Milano, Severino Salvemini, economista e professore di "Organizzazione aziendale" presso l’Università Bocconi di Milano, si occupa di industrie creative e di managerialità nei settori dell’arte e della cultura, Cesare Pietroiusti, artista la cui ricerca si è focalizzata sulle situazioni paradossali o problematiche nascoste nelle pieghe dell’ordinarietà dell’esistenza.
Attraverso un incontro-scontro dialettico hanno unito il punto di vista artistico a quello imprenditoriale cercando di capire i fattori che influenzano il visitatore nella fruizione individuale dell’esperienza museale e artistica in generale.
Molte domande sorgono a riguardo, questioni su cui poi si costruiscono veri e propri racconti visivi, mappe che offrono la trama dalla quale partire per interrogarsi e ripensare il nostro rapporto con l’arte.
Come le persone fruiscono l’arte? Cosa portano a casa dopo la visita al museo? Riescono a rielaborare ed applicare tale esperienza nella diverse situazioni della vita e del lavoro? Come visitano una mostra, con che stato d’animo? In che modo si lasciano coinvolgere da un’opera? Di cosa non possono fare a meno davanti ad un’opera? Quali vincoli impediscono la comprensione dell’opera?
La ricerca qualitativa ha condotto a diversi risultati, uno tra tutti la conferma del ruolo dell’arte come intrattenimento per la maggior parte degli intervistati: tra i tre modi di coinvolgimento che l’arte genera nello spettatore, ovvero emotivo, razionale ed estetico, il primo prende il sopravvento e questo rappresenta un dato preoccupante per le istituzioni e la diffusione della cultura artistica tra le persone. Esse infatti non sono mentalmente pronte e/o aperte a penetrare nell’opera, non viene chiesto loro di sentirsi “ingaggiati” cognitivamente nella comprensione dell’opera e non sono tuttalpiù abituati a farlo.
Risalendo nella filiera del valore della fruizione museale si può cosi affermare che manca l’atto di concettualizzazione dell’opera da parte dell’osservatore, in parte causato dall’assenza di determinati strumenti ritenuti indispensabili per compiere tale azione, come per esempio guide esperte, supporti digitali, didascalie esaustive e conoscenze storico-scientifico-tecniche.
Spesso e volentieri è il visitatore stesso che pone dei vincoli al “lasciarsi andare”, il 75% del pubblico sostiene infatti di non ritenersi competente in ambito artistico e di non sentirsi adeguato mentalmente, emotivamente e relazionalmente davanti all’opera d’arte. A loro difesa si è però constatato che il 19% di questi vincoli appartiene al sistema dell’arte, poco inclusivo e spesso autoreferenziale, mentre il 23% riguarda il miglioramento delle tecniche di accessibilità e apprendimento.
I suggerimenti provenienti dagli artisti, che, è giusto sottolineare, hanno motivazioni e punti di vista molto distanti dal pubblico, danno una spinta proprio al “lasciarsi andare”, al porsi domande, dimenticando quello che si sa e andare aldilà delle abitudini; richiedono la messa in discussione del singolo, il giungere a compromessi con l’arte e generare così cambiamento. L’arte non deve essere consumata, ma resa propria.
In conclusione dell’incontro e della ricerca si è discusso riguardo a ciò che si conserva dopo una mostra: il 54% degli intervistati sostiene di essersi soffermato sull’oggettività dell’opera, sui suoi colori e forme; il 29% ha reagito emotivamente ad essa, acquisendo un’esperienza cognitiva; infine solo il 7% afferma di aver vissuto un’esperienza di apprendimento.
Quest’ultima costituisce una grande opportunità che l’arte ci offre, in tutte le sue forme e in ogni occasione, peccato non saperla sfruttare meglio!
a cura di Laura Lambertenghi
publishing by fabio
onDate 03.11.2010
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