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/ 21 October 2011

I/O è un altro - arte e alterità in progress

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Non si tratta di un errore di stampa, ma di una citazione del poeta Arthur Rimbaud che scriveva "Je est un autre" per l'appunto, presa in prestito dall'artista César Meneghetti per il suo lavoro in collaborazione con gli Amici del movimento costituito da disabili mentali della Comunità di Sant'Egidio.

La presentazione di questo lavoro ha trovato luogo presso l'ASAC (Archivio Storico delle Arti Contemporanee) in occasione della Biennal Session del 14 ottobre, organizzata durante la Biennale Arte di Venezia 2011.

Sono intervenuti di fronte ad un pubblico numeroso di studenti universitari e amici degli Amici, in primis la professoressa Simonetta Lux (Università di Roma La Sapienza, fondatore e già direttore del Museo Laboratorio di Arte Contemporanea – MLAC) che ha introdotto l'oggetto dell'incontro, insistendo sul valore che l'alterità ha avuto – e ha tutt'ora – non solo nel campo artistico, ma anche in quello sociale e culturale.

"Lasciare aperte le porte della creazione, vivere fuori dagli schemi è proprio questo il senso del work in progress [...]; non ho voluto lavorare su oggetti fisici, reali, fissi. Ho voluto riflettere sull'IMMATERIALITA' del lavorare" queste le parole dell'artista César Meneghetti, che descrive passo passo il percorso seguito fin'ora con gli Amici, rivelando di essere sinceramente cambiato davanti all'incontro con l'altro. "Quando sappiamo tutte le risposte, viene la vita e cambia tutte le domande": in questa frase riassunta un'esperienza di vita, che prende spunto dall'io in quanto identità e dall'I e lo 0 del codice binario, proprio perché anche davanti ad un eccesso di conoscenza (data dallo strumento tecnologico per eccellenza, il computer) non sappiamo più niente, nemmeno riconoscere l'identità altrui.

Il percorso di I/O è l'altro, comincia nel febbraio 2011 con Verifica #1, quando gli Amici sono stati invitati a rispondere a diverse domande,degli interrogativi nei confronti di sé stessi, del rapporto con l'altro, del mondo. "Un percorso orizzontale, che ha permesso di mettere in luce la specificità di ciascuno di loro. Perché ognuno ha una sua identità" sottolinea Simonetta Lux, che nel ricordare il percorso storico che ha portato alla legge Basaglia, insiste su quanto un apparente limite, fisico o psichico, possa diventare una porta aperta verso un rinnovamento, non solo sociale ma anche – in questo caso specifico – personale dell'artista, messo a sua volta in discussione nelle interviste. Nel mese di giugno si è svolta, invece, Verifica #2 proprio presso la Biennale di Venezia, in questa occasione gli Amici sono entrati nel mondo dell'arte e sono stati invitati a raccontarlo con i loro occhi e con l'aiuto di un cellulare touch screen di ultima generazione.

Dopo l'intervento del professor Alessandro Zuccari dell'Università La Sapienza di Roma, che ha riflettuto sull'evoluzione del termine "sciocco", "stupido" già presente ai tempi del Vangelo (raka), Beppe Sebaste, scrittore e filosofo ha ripreso il concetto di alterità come scoperta data dal rapporto con un TU, con un altro, perché "[...] l'io esiste solo se esiste un non-io, un diverso dall'io; l'io, insomma, è giustificato solo davanti ad un altro io".

Alberta Basaglia psicologa e vice presidente della Fondazione Franca e Franco Basaglia, ha ripercorso la storia di Marco Cavallo, nel reparto "P", quello dei "pazienti agitati" dell'Ospedale Psichiatrico di Trieste, è diventato un mezzo in grado di incamerare i sentimenti di tutti, un grande contenitore delle paure e dei desideri dei pazienti che, una volta uscito in città, è diventato un simbolo di rottura nei confronti dei limiti imposti dalla nostra società nei confronti del diverso da noi.

Questi stessi limiti che, ha ripetuto la professoressa Fattori dell'Università di Roma La Sapienza, ricorrendo alla sua esperienza personale, quanto sia ormai abitudine comune mettere dei paletti davanti a ciò che non capiamo, quando invece "solo sconfiggendo i pregiudizi si scopre l'altro".

I limiti, infine, sembrano essere superati con successo all'interno del progetto che ha visto realizzarsi il Museo Psichiatrico della Mente presso Santa Maria della Pietà a Roma (ex manicomio), ove la collaborazione fra il dottor Pompeo Martelli e Paolo Rosa del gruppo artistico Studio Azzurro ha permesso di creare un laboratorio di conoscenza dell'altro grazie ad esperienze emozionali, incentrate su un concetto di "arte fuori da sé".

Io è l'altro, dunque? Sembrerebbe che questo eventuale interrogativo abbia trovato in questa sede ottime risposte.

a cura di Alessandra Caldarelli

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publishing by martina onDate 21.10.2011 (0 comments)
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