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/ 22 October 2010

Giornata del Contemporaneo 2010

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Qual’è il valore che il pubblico dà all’esperienza dell’arte? Cosa ci portiamo realmente a casa all’uscita di un museo di arte “moderna”? Quant’è efficace, oggi, il giornalismo specializzato nell’ambito artistico? E’ lecito pensare che una sinergia tra Arte contemporanea ed esperienza culturale possa generare un cambiamento concreto alla nostra quotidianità? E’ a questo tipo di domande che dovrebbe cercar di rispondere la Giornata del Contemporaneo 2010, l’approccio dovrebbe essere totalmente innovativo: stimolare una precisa sinergia tra esperienze e competenze nel contesto di Arte & Business. Manca di magnetismo! L’innovazione non dovrebbe essere prettamente tecnologica, bensì culturale, lo sforzo deve essere quello di superare la superficie cognitiva dell’opera per arrivare a leggerne i sottotitoli trascendenti, la cultura è diventata intrattenimento e le persone si sentono sempre più inadeguate poiché non ritengono di aver competenze tali a comprenderla, c’è come un scollamento scricchiolante tra arte e realtà e questo è manifestato dal paradosso palese che l’arte dovrebbe essere lo strumento per eccellenza dell’espressione universale umana. Bisogna uscire dallo stereotipo dell’artista e dell’arte, poiché il rapporto estetico non è sufficiente, dobbiamo sintonizzare i piani emozionali e logici su una nuova deontologia per ovviare alla frustrazione di un pubblico che si sente distante, dobbiamo essere fecondi al cambiamento, le idee devono camminare; la spettacolarizzazione della cultura, l’attenzione ossessiva alla vita mondana, la necessità di un giornalismo sganciato dagli addetti ai lavori, sono soltanto alcuni degl’argomenti che dovrebbero farci riflettere in questa particolare giornata dell’Arte. Dobbiamo inventarci delle strategie, delle tattiche per coinvolgere inconsapevolmente, dobbiamo lavorare sull’azzeramento del gap tra arte e pubblico attraverso un sistema di vasi comunicanti, ci vuole un giornalismo a forma di parassita: deve aggredire le consuetudini progettando protesi di spazi culturali, azioni virali affinché il pubblico rimanga contagiato di contenuti. In quest'edizione della Giornata del Contemporaneo, (se funziona!) si dovrebbe intuire come un senso di sentimento intelligente che rimbalza da una parte all’altra della quotidianità e che sporca le azioni d’intuito e simpatia (simpatia, dal latino: sentire insieme). L’artista deve sempre più avere il coraggio d’infangarsi, prendersi la responsabilità di riconoscersi come retroguardia civile a favore del pubblico, gli artisti devono essere meteoriti che aggiungono nel pubblico una nuova fenomenologia dell’intorno, devono saper intercettare, generare un cambiamento che faccia galoppare le idee. Ci dovrebbe essere la convinzione che le arti siano palestre eccellenti per costruire nuovi ambiti di pubblici attivi, ci dovrebbe essere, e forse siamo agl’albori, dell’intenzione di estendere ogni armoniosa differenza in un momento di connessione interiore dove la formazione è scavalcata dall’apprendimento intimo, distratto-decorativo di ogni individuo. In questa particolare giornata dell’arte (“contemporanea” lo ricordiamo, è solo un aggettivo temporale...) bisognerebbe cominciare ad abolire le programmazioni e incentivare così quel passaggio definitivo che sostituisce le competenze con le capacità: solo così il paradosso dell’arte potrà smettere di essere tale, e questo 9 ottobre 2010, di riflesso, un’istantanea di pubblico intuire.

 

a cura di Elia Giovacchini

 

(tag Giornata del Contemporaneo)
publishing by fabio onDate 22.10.2010 (0 comments)
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La Giornata del Contemporaneo raccontata da Cyou

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