L'Italia frammentata in piccoli Cristalli, realizzata da Stefano Arienti in occasione della Giornata del Contemporaneo 2010, immagine di un'epoca in precario equilibrio tra costruzione e distruzione, suggerisce forse anche l'idea di un'Italia frammentata in centri d'interesse artistico e culturale piccoli e grandi, attivi in occasione della manifestazione promossa annualmente da Amaci.
Mostre, inaugurazioni, incontri di ogni genere e con crescente adesione hanno composto un mosaico di cui Palermo e provincia costituiscono il tassello più a sud.
E se Palazzo Riso ha stilato un ricco programma di visitate guidate a Others, l’esposizione delle Biennali del Mediterraneo in Sicilia, laboratori didattici e aperitivi al museo e la GAM ha aperto al pubblico una sezione distaccata delle opere delle Biennali del Mediterraneo, per un incontro tra contemporaneo e collezione ottocentesca, l'iniziativa ha coinvolto anche altre sedi.
Tra atelier d'artista e inaugurazioni in galleria, alla Monteleone è andata in scena un'anticipazione sull'arte contemporanea israeliana dal titolo Middle Yeast, saggio di una esposizione più vasta in programma a Palermo per il 2011.
Dipinti, oggetti, pezzi di decorazione sono stati esposti nella galleria situata al secondo piano di un palazzo nel centro storico del capoluogo, un unico ampio spazio luminoso ed essenziale per mostrare le evoluzioni e le differenze di linguaggio degli artisti invitati.
In questo assaggio di arte israeliana il grande peso dell'Olocausto ancora in parte da metabolizzare, filtrato dallo sguardo delle vecchie generazioni, vivo nei pensieri delle nuove e la memoria del passato hanno predominato su un linguaggio più ironico, divertente, fiabesco e colorato, per arrivare in fondo ad un messaggio universale, valido per tutti, sintetizzato da una piccola tela. Qui il liquido che fuoriesce da una tazza sfida la forza di gravità, non cade, ma sale verso l'alto: un chiaro, ma sommesso riferimento al mondo e alla società che procedono al contrario.
Simboli appartenenti alla cultura del popolo, immagini che riportano alle tradizioni religiose espresse in modo fiabesco, animate piuttosto da figurine che sembrano elfi e fate, ma anche opere colorate che raccontano la vita e l'amore in modo universale, sono questi i temi espressi in tele, in opere grafiche dal segno asciutto e nella scultura in ferro arrugginito e stratificato a ricordo di un passato difficile ed altrettanto complesso.
Dai piccoli quadri astratti di Harold Rubin classe 1932, pittore e musicista jazz si passa a Uri Lifshitz della stessa generazione, fino ai più giovani come Avi Yair, classe 1957.
Dai volti deformati di un'intera famiglia resa irriconoscibile da Alon Ohana, pittore, decoratore e musicista che vive e lavora in Israele, come a volerli cancellare, obliterare, o a relegare in una solitudine misteriosa, al volto altrettanto cancellato di una bimba, opera di Daniella Scheinmann, a cui viene progressivamente sottratto pezzo dopo pezzo il proprio mondo, si arriva all'esplosione di David Gerstein, pittore e scultore tra i più conosciuti.
Autore di opere su larga scala ora policrome ora monocrome, egli racconta di una quotidianità intima fatta di incontri al bar, jogging mattutino, nature morte coloratissime, corse in bicicletta o gare del Tour de France; un linguaggio colorato, fresco e dal contenuto universale, che non rinuncia alla terza dimensione.La mostra, che si unisce alle precedenti allestite in Italia, dà la possibilità di avere un assaggio qui in Sicilia della vivace vita culturale di Tel Aviv e delle sue ricerche artistiche.
a cura di Cristina Longo
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