/ download
scheda di adesione Cyou 2012 application form Cyou 2012
contact us
/ follow Cyou
facebook twitter flickr feed rss
/ partner sostenitori
  • banca di romagna
  • tiscali
  • illy
  • moroso
  • viabizzuno
  • confindustria ravenna
/ cultural partners
  • acacia
  • Alliance Francaise
  • amaci
  • ambassade consulaat NL
  • angamc
  • biennial foundation
  • celeste network
  • docva
  • giovani artisti italiani
  • goethe mailand
  • istituto polacco
  • iuav
  • iulm
  • manifesta
  • museo zauli
  • startmilano
  • uqbar
/ search volunteers
in your city
/ a project by
/ communication
/ 20 October 2010

GdC a Padova - LET’S PLAY, Venticinque videoartisti contemporanei

|

Yuri Ancarani, Sergia Avveduti, Riccardo Benassi, Davide Bertocchi, Bianco-Valente, Barbara Brugola, Silvia Camporesi, Rita Casdia, Cristian Chironi, Gabriella Ciancimino, Luca Coclite, Raffaella Crispino, Michael Fliri, Riccardo Giacconi, Marco Morandi, Bruno Muzzolini, Massimiliano Nazzi, Christian Niccoli, Daniele Pezzi, Michele Putortì, Giovanna Ricotta, Rivola-Stanovic, Natalia Saurin, Marco Strappato, Diego Zuelli.

 

Nel cuore di Cittadella, inaugura Let’s Play, Venticinque videoartisti contemporanei, una mostra che intende esplorare i diversi linguaggi della videoarte italiana.

Allestita nell’affascinante cornice di Palazzo Pretorio, Let’s Play dialoga anche con la stessa architettura ospitante, instaurando un incontro tra antico e contemporaneo, dove il video si pone come un medium relazionale tra lo spettatore e la struttura architettonica.

Let’s play vuole quindi riflettere sulla videoarte e sulle diverse tipologie di specificità di linguaggio riscontrabili al suo interno, inserendosi in quel filone di ricerca e di studio iniziato con Videoart Yearbook, l’annuario della videoarte italiana, di cui diviene una sorta di spin-off. Uno spin-off molto ben riuscito, in cui la qualità degli artisti e dei video selezionati a partecipare ne diventa un ingrediente ben percepibile. I video presenti, infatti, sono tutti lavori già visti nelle passate edizioni, ma accostati e accorpati insieme creano una mostra totalmente diversa e completa nella sua scelta.

Oltre all’ottima qualità dei lavori presenti, credo che un altro aspetto interessante di Let’s Play sia soprattutto dato dall’allestimento e dalla suddivisione in sale, in cui il momento esperienziale e la fruizione dei video diventano l’aspetto preponderante.

I venticinque video sono stati divisi e inseriti in cinque stanze diverse corrispondenti ad un filone in particolare di videoarte: recupero e utilizzo della sonorità, animazione digitale, plot narrativo e similitudine con la cinematografia, concettualismo, aspetti performativi e corporei.

L’allestimento concepito come una sala cinematografica rende il piano nobile del palazzo una sorta di multisala di videoarte, dove le cinque stanze comunicanti accompagnano lo spettatore in un percorso tra i video di sala in sala, indirizzandolo di volta in volta verso la scelta di un filone di videoarte ben preciso. Queste sale-vasi comunicanti si presentano come un contenitore di filoni non separati completamente e che rispecchiano la compenetrazione di una tipologia con l’altra, completando alla fine un quadro totale.

L’esperienza diviene perciò quella cinematografica, costituita da uno schermo grande, una sala buia ed il posto dove sedersi, concepita da una curatela quasi d’artista dato che ogni sala potrebbe benissimo essere una videoambientazione o una videoinstallazione.

L’importanza dell’esperienza nel momento di fruizione del video d’arte, viene ad esempio sottolineata da Mario Gorni, in cui la grandezza dello schermo e la presenza del buio sono degli ingredienti fondamentali. La stessa cosa è riscontrabile in Myron Krueger, per il quale l’oscurità è un aspetto fondamentale perché aiuta a liberarsi dalle inibizioni. In Let’s Play, a mio avviso, si possono riconoscere queste due idee, dove l’allestimento diviene un aspetto funzionale alla fruizione, e se ogni sala può essere vista come un ambiente, il buio rende maggiore l’ “immersione” ed il contatto con l’ “opera” visiva.

Credo che questo accostamento tra videoarte e fruizione cinematografica, inoltre, sia importante per avvicinare il pubblico alla videoarte, portandolo in un habitat riconoscibile e consolidato nell’immaginario collettivo.

L’avvicinamento dello spettatore diviene così una cifra distintiva di questa mostra-studio, dato che è accompagnata anche da una serie di conferenze sulla videoarte, che il pubblico può seguire al fine di avere le conoscenze per una migliore fruizione.

 

9 Ottobre 2010-9 Gennaio 2011, Palazzo Pretorio, Cittadella (PD)
A cura di Alessandra Borgogelli, Paolo Granata, Silvia Grandi e Fabiola Naldi
Dipartimento delle Arti Visive dell'Università di Bologna

 

a cura di Giada Pellicari

 

(tag Giornata del ContemporaneoCristian ChironiMario GorniPaolo GranataAlessandra BorgogelliYuri AncaraniSergia AvvedutiRiccardo BenassiDavide BertocchiBianco-ValenteBarbara BrugolaSilvia CamporesiRita CasdiaGabriella CianciminoLuca CocliteRaffaella CrispinoMichael FliriRiccardo GiacconiMarco MorandiBruno MuzzoliniMassimiliano NazziChristian NiccoliDaniele PezziMichele PutortìGiovanna RicottaRivola-StanovicNatalia SaurinMarco StrappatoDiego ZuelliFondazione PretorioMyron KruegerSilvia GrandiFabiola Naldi)
publishing by fabio onDate 21.10.2010 (0 comments)
/ leave a comment
send comment
Giovanna Ricotta (Savona, 1970) - Fai la cosa giusta, 2010 - frame da video
Giovanna Ricotta (Savona, 1970) - Fai la cosa giusta, 2010 - frame da video

/ related articles

/ Monday 11 october 2010 - [ Cnews ]

La Giornata del Contemporaneo raccontata da Cyou

/ other links

Fondazione Pretorio
fesitval arte Contemporanea Faenza - nota legale
sito web ChannelWeb srl | powered by BEdita
progetto grafico ll design