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/ 18 July 2010

Francesco Zappalà e le origini dell'elettronica in Italia - a cura di DJ Pezzo

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Francesco Zappalà nasce a Palermo il 19 gennaio 1967, cresce a Roma: all'età di 18 anni nel 1985 quando cominciavano le prime dj competition e la musica elettronica stava uscendo dal primo quinquennio anni 80 ci si butta a capofitto come un tuffatore che piroetta dal trampolino prima di gettarsi in acqua.

Fino ad allora qualsiasi strumento elettrico creato, escludendo la chitarra, seguiva la filosofia del non dover far altro che imitare al meglio i suoni generati da un orchestra, aiutare il musicista negli arrangiamenti, nelle decorazioni, nella colorazione del suono e quant'altro. Per fortuna non tutto andò per il verso giusto, sopratutto nella creazioni di macchine atte all'imitazione di sequenze ritmiche fatte da batteristi in carne ed ossa.. le famose batterie elettroniche.. furono fatti molti esperimenti da tante aziende fra cui Roland che immise sul mercato la TR-808, una drum-machine progettata nel 1980 che all'inizio si rivelò un totale fiasco per la completa innaturalezza dei suoi timbri e groove, anche se attualmente, ironia della sorte, siano usatissimi nella techno minimal; messa fuori produzione fu sostituita dalla sorella TR-909 nel 1985, anche se, nonostante gli sforzi fatti, a livello di realisticità sonora fu dichiarata per quegli anni di suono troppo plastico, irreale, insulso e baccanoso! Sempre la solita ironia templare volle che anch'essa dopo cinque anni diventasse la madre dei disco-ritmi: prima techno detroit e in seguito house, che ancora ci accompagnano.

Il 1985 fu anche l'anno in cui venne creato dall'Akay il primo capionatore a 12 bit: l'Akay S900.. una favolosa scatola delle meraviglie, che costava la modica cifra di 3 milioni di lire, che null'altro era se non un primo esperimento di registratore digitale con pochissima memoria a disposizione, causa la ancora scarsa evoluzione tecnologica degli apparati elettronici. Era quindi dotato di pochissima realisticità di riproduzione, ma aveva la possibilità di registrare suoni brevi e risuonabili a velocità diversa, mediante pulsanti con cui si potevano anche regolare la velocità di attacco e rilascio (decay e release) e creare il famoso loop. Ovvero, fare iniziare un suono che dopo qualche secondo veniva "looppato" cioè mandato in lettura continua circolare, cosi da camuffare la brevità di riproduzione messa a disposizione dalla macchina.. anche se ogni volta che si innnescava il loop si autogenerava un suono completamente innaturale che concludeva la fine di ogni campione registrato vs "campionato" con un effetto sirena completamente disdegnato dai musicisti con la M maiuscola, ma che diventò presto simbolo di tappeto di un infinità di dischi detroit, jazz, deep e latin house che seguirono.

Per fortuna però non tutto andò perduto, quando alcuni Disc Jockey, piu o meno contemporanemante in varie parti del mondo, decisero sempre in quegli anni di assemblare questi errori e di creare mediante queste "macchine sbagliate" delle nuovi base ritmiche totalmente libere dai canoni strutturali e di spartito del tempo, ma dotate di consistente dinamica, ovvero impatto sonoro, volume, battito sincronizzato ipnotico.. Queste basi che venivano looppate, si cominciarono a registrare su dischi in vinile fatti a forma di lp, ma che duravano come un 45, i famosi "dischi mix" molto piu resistenti all'usura. Esplose cosi il mercato dei "mix", che permettevano, sopportando una dinamica sonora piu ampia, di "rapparci" o farci sopra altri effetti completamente nuovi, fra cui scratch, back speed, fruscii, ronzii elettrici, voci distorte, casse esplosive e innaturali e chi piu ne ha piu ne metta. Questi nuovi vinili utilizzavano un giradischi di nuova generazione: il famoso Technics SL 1200, guardacaso considerato dagli audiofili del tempo non troppo fedele perché troppo pesante e massiccio, poco leggero nella zona di lettura del solco, quindi poco valido ad un primo ascolto di un 45 o lp classico, proprio per la capacità di consumare prima degli altri il disco, ma perfetto per l'uso massiccio in discoteca, dove la resistenza alla vibrazione provocata dagli alti volumi era fondamentale, e ancor di piu la tenuta della puntina alle alte sollecitazioni rotative a cui veniva sottoposto, soprattutto nelle performance dei dj.

Fra questi dj ce ne fu anche uno italiano Francesco Zappalà, attualmente nella top ten dei migliori d'Italia che arrivò primo a svariate gare free style di scratch organizzate al tempo, dove ogni dj aveva a disposizione dai 5 ai 10 minuti per remixare o costruire una traccia, o brano musicale, mediante la tecnica del remix: sia usando giradischi che campionatori o batterie elettroniche e sequencer di cui ora non starò a scrivere.. Tanto per dare un piccolo esempio della potenza e innovazione tecnologica di questo dj, abbiamo raccolto su youtube un video documento di una gara vinta da Francesco nel 1990 la "DMC WORLD 1990" in cui trasforma due dischi e 1 mixer in un campionatore umano con memoria esagerata!!! 

La vera potenza dell'artista si comincia a sprigionare a mio avviso dopo il primo minuto di riscaldamento. Francesco Zappala ha collaborato con molti dei principali club, location, giornali specializzati, televisioni e radio, diffondendo 18 anni di musica, attraversando intere generazioni d'appassionati frequentatori della vita notturna e aspiranti DJ, rapiti dalle sue innovative tecniche di mixaggio e coerenza musicale, doti che hanno distinto quest'artista fin dai primi passi fino ai successi, ormai parte della storia italiana e internazionale della sua professione. Figura preminente dei campionati DMC tra la fine degli anni '80 e i primi '90 l'unico Italiano Campione Mondiale, Zappalà si è sempre distinto per essere un ricercatore di suoni nuovi oltre a credere sempre nella musica alternativa, evitando il più possibile di scendere a compromessi per potersi aggiudicare una fetta più consistente di mercato.

a cura di DJ Pezzo

publishing by fabio onDate 21.07.2010 (0 comments)
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