Nell’ultima giornata del festival, Hans-Ulrich Ubrist incontra Nanni Balestrini, poeta, artista, scrittore della Neoavanguardia, che ripercorre la sua evoluzione artistica con ironia toccando tutte le tematiche che si ritrovano nella sua opera.
Il dialogo mette in luce la multidimensionalità della ricerca di Balestrini che, dalla poesia lineare, giunge alla poesia visiva, fino all’estremizzazione di quest’ultima che si trasforma in scultura e poesia murale. La scrittura e il linguaggio diventano la base per l’aggiornamento della cultura italiana degli anni Cinquanta e Sessanta, che Balestrini racconta attraverso i suoi romanzi sperimentali e suoi collages, ready-made, di titoli di quotidiani. Questa ricerca ideale e formale è esposta in relazione ai fatti storici dell’Italia del boom economico, del movimento rivoluzionario del Sessantotto e ai suoi contributi pubblicati nelle riviste Mac Espace, Azimuth, il Gesto e Quindici.
Obrist non tralascia l’importanza che hanno avuto per lo sviluppo di questa chiave di lettura personale artistico-letteraria la conoscenza e amicizia con alcuni protagonisti del Gruppo 63, di cui Balestrini fu membro, e altri protagonisti di spicco della vita culturale italiana come gli editori Giangiacomo Feltrinelli, Luigi Einaudi e artisti come Lucio Fontana.
Balestrini ricorda infine gli inizi del peculiare approfondimento dell’imprevedibilità combinatoria, la frammentazione poetica che esplode nel suo libro sperimentale Tristano e che si concretizza visivamente nelle stampe su tela dell’ultimo decennio. La frammentazione, conclude Obrist, prevede la partecipazione del pubblico-lettore alle opere di Balestrini che le rendono uniche e irripetibili.
a cura di Fanny Liotto