Effetto Venturi allo Spazio Oberdan di Milano
Effetto Venturi è il paradosso idrodinamico per cui pressione e velocità di un fluido in un condotto aumentano in corrispondenza delle strozzature. Effetto Venturi è metafora della dinamica che ogni artista mette in atto con il proprio lavoro di ricerca, produzione e trasmissione alle generazioni di artisti più giovani. Effetto Venturi è il ciclo di incontri allo Spazio Oberdan di Milano, a cura dell'associazione no-profit Peep-Hole in collaborazione con la Provincia di Milano, condotti da artisti italiani, tra cui anche Liliana Moro e Mario Airò, che hanno fatto della trasmissione del sapere attraverso la propria pratica artistica e di insegnamento, la propria responsabilità.
Effetto Venturi è l'incontro con Stefano Arienti.
Attraverso le conversazioni con gli "amici" passati per lo Spazio Oberdan e lo scambio con il pubblico, Stefano Arienti conduce un seminario per cercare di rispondere ad alcune domande: Esiste la trasmissione dell'arte? Che cos'è l'artisticità? Un artista può fare diventare artista qualcun altro?
Partendo dalla convinzione che l'ideazione di un'opera d'arte sia un momento partecipato e che l'arte non si manifesti solo una volta realizzata l'opera, Arienti sottopone il suo pubblico – tra cui molti studenti dell'Accademia di Brera - ad insoliti quiz musicali all'insegna del Cos'era? Da dove viene? Ma com'è possibile? Un esercizio alla scoperta delle infinite possibilità della percezione e della sensibilità, un richiamo all'importanza della multidisciplinarietà nella conoscenza e un rimando a quanto la musica sia stata fondamentale per il suo avvicinamento alle arti visive e quanto questa abbia influenzato la sua produzione artistica.
La scoperta dell'arte e l'evoluzione della sua ricerca sono, però, anche frutto degli incontri con quelli che lui definisce guru, persone straordinarie che hanno avuto un'influenza molto forte sulla scena artistica italiana, nel far succedere i cambiamenti, nel trasmettere la propria esperienza ad altri artisti e nel far diventare artisti chi non lo era. Sono Luciano Fabro, Amedeo Martegani, Cesare Pietroiusti, Alberto Garutti e, primo fra tutti, Corrado Levi.
Di Corrado Levi, Arienti ne parla con Beppe Finessi, docente alla Facoltà di Design e alla Prima Facoltà di Architettura di Milano, direttore della rivista Inventario e discepolo di Corrado Levi. Dai racconti degli incontri, delle lezioni e delle conversazioni con Corrado Levi emergono passione e generosità, un docere che diventa dovere, un impegno morale a trasmettere il sapere e a occuparsi di ciò che succede tutt'intorno: non esistono gerarchie nella trasmissione della conoscenza ma linee che si incontrano nei nodi, laddove c'è ascolto e scambio, dove un'idea cambia e acquisisce una qualità talmente forte da poter essere vista anche da un'altra prospettiva. Dallo scambio di opinioni con Beppe Finessi, secondo il quale "ogni gesto, qualunque azione, anche la più semplice, è progetto", emerge anche una similitudine tra la progettazione artistica e quella architettonica e dalla libertà di riformulazione del progetto in itinere scaturisce una forte interconnessione tra arte e architettura il cui esito più felice è lo sconfinamento in altre discipline e l'efficacia.
Ed è proprio la trasversalità dei saperi un altro punto cardine della giornata con Stefano Arienti. Una trasversalità che nasce dalla capacità di ascolto e di dialogo in quest'epoca superveloce, dalla condivisione e dalla volontà di dare continuità al confronto per cambiare i paradigmi dell'educazione.
Una condivisione che è il presupposto della pratica artistica di Alberto Garutti ma anche della sua attività di insegnante all'Accademia, come ci racconta suo figlio Francesco, critico d'arte e architetto, e come testimoniamo i suoi allievi di Brera.
Le lezioni di Garutti si denotano per la capacità di costruire il dialogo e la discussione su temi legati all'arte, ma non solo: un confronto con artisti, galleristi e critici e soprattutto tra allievi. Non esiste gerarchia tra docente e discente, la centralità è l'opera sulla quale si è chiamati a dare un'opinione: dalla possibilità di un confronto dialettico l'opera – come afferma un suo studente - viene "distrutta" per poi rinascere fortificata dalla molteplicità dei punti di vista che permettono di analizzare il lavoro da altre prospettive.
Così come le sue opere scendono dal piedistallo e si rapportano in maniera complanare allo spazio pubblico, di tutti, così Garutti insegnante attraversa, si mette tra, e si fa attraversare dalla serie di interconnessioni e dalle relazioni che dalle sue lezioni prendono vita.
Dall'incontro dialettico, dove dià-legein è allo stesso tempo parlare attraverso ma anche raccogliere,
con Stefano Arienti e con tutti coloro che hanno arricchito con le loro opinioni la conversazione, dall'aver preso il giusto tempo per l'ascolto e la condivisione, un passo avanti è stato fatto in direzione della diffusione della conoscenza dimostrando come l'attitudine si può apprendere e la passione si può trasmettere.
a cura di Stefania Crobe per SusaCulture Project
SusaCulture project, nato nel 2010, è una fucina di pensiero che si muove con un approccio partecipativo per coinvolgere la comunità nel progettare il proprio processo di innovazione sociale. Opera attraverso la cultura con i giovani e per i giovani, a supporto della pubblica amministrazione e delle istituzioni scolastiche per rafforzare le competenze, la visione e l'efficacia dell'azione. Avviato in Val di Susa, il progetto mobilita a favore del territorio una rete internazionale di intelligenze nelle arti, nella sociologia, filosofia ed economia. Crea reti e sinergie progettuali con territori analoghi e forma giovani provenienti da diverse università italiane per affiancare gli amministratori locali. info@fondsc.org































