Padiglione Via…ggiando, Casa dell’Architettura Roma
Venerdì 11 giugno 2010
La curatrice Silvia Litardi e Massimiliano Tonelli, direttore di Exibart, riflettono insieme sul rapporto tra arte e architettura e lo fanno attraverso la mostra ControVerso di Lorenza Lucchi Basili. La conversazione - amabilmente consumata sul terrazzino aggettante del Padiglione Via..ggiando, progetto, ormai ben che rodato, di Mario Nanni e Viabizzuno – si focalizza sul tema dello spazio, ma si muove su doppio binario.
Lo spazio è sensazione di partenza, nel percorso creativo tutto interno all’artista (architetto di formazione), che ci si confronta per leggerlo e farne arte, ma è anche rapporto con il luogo espositivo, è uno spazio da gestire e concordare con quello d’arte, e, in questo progetto espositivo, si esplicita nello stretto rapporto con Studio Spin.
La mostra, che consiste in alcune particolarissime inquadrature del Museo Guggenheim di Bilbao (Frank Gehry), rientra appieno nel progetto già ampiamente sperimentato dalla Basili, che si basa sul seguire l’andamento di grandi architetture, spesso a firma di Archistar (come Rem Koolhaas, Zaha Hadid, Santiago Calatrava), per modificarne i tratti riconoscibili e farne opere nuove e quasi astratte. Dalla discussione tra la Litardi (curatrice della mostra) e Tonelli, emerge quanto la destrutturazione dell’elemento architettonico possa significare, per la fotografa, una sorta di riscrittura di senso dell’opera originaria (che quindi lei pensa sia non semplice forma architettonica, ma già forma d’arte in sé) permettendo, così, all’opera stessa di tornare a parlare una nuova lingua; l’artista punta a rimpastare i termini di forma, per farne non una fotografia d’architettura, ma una nuova, personale, opera d’arte.
L’allestimento di ControVerso – nome che già esplicita il movimento di sconvolgimento rispetto alla canonicità - è completamente decontestualizzato. Da un bunker, quasi una chiatta sull’acqua, o un aereo nel cielo aperto, pochi affacci su una forma di nuovo senso, nella quale poco si legge (e così deve essere) un rimando diretto ad un esempio architettonico preesistente, ma punta a suscitare, tramite nuova forma, nuove sensazioni.
a cura di ofelia sisca