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/ 21 March 2010

Cyou racconta taste 2010

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a cura di Elia Giovacchini

LA MANIFESTAZIONE CHE PIU DI OGNI ALTRA CONFERISCE AL GUSTO LO STESSO PIACERE CHE HANNO GLI OCCHI PER LE NUOVE ARTI. UN PERCORSO TRA ASSAGGI INTELLIGENTI E LA RICCHEZZA CONTEMPORANEA DEL “SUBLIM CULINARIO”.

C’ è aria di creatività nella città di Firenze. Una creatività dove le pennellate son cucchiai ripieni di squisitezze e il sentimento della bellezza è sublimato dall’aroma inventivo di ognuno di questi artisti del fornello! Il TASTE 2010 è tutto questo e molto più: un viaggio nel gusto, nell’assaggio specifico d’intendere il momento della tavola, è la sensibilità intelligente di godere e criticare la molteplicità dei suoi assaggi, il limite indefinibile dove la biodiversità si mischia del suo passato trasformandosi in futuro. Non importa essere operatori gastronomici per poter degustare il genio della vellutata al tartufo nero ai cioccolatini al Parmigiano o della passata di pomodorini Prunilli al miele d'erba medica, della pasta secca all'uovo lavorata a mano su trafile di bronzo al prosciutto al forno medievale, il formaggio stagionato di latte di bufala o della marmellata alle olive taggiasche. L’ importante è lasciarsi andare al palato sviluppando quel godimento fauvistico che affila il piacere nella sua dissomiglianza. Insomma, un progetto espositivo a salvaguardia del senso del bontà, della ricchezza gustativa come patrimonio internazionale in cui estetica, nutrizione e design vanno ad aggiungersi a ognuna di queste prelibatezze di nicchia donandogli nuove pubblicità, nuove possibilità d’ appetito. E’ chiaro come il momento della tavola in Italia sia un momento sacro e con questa manifestazione c’ è come l’ intenzione involontaria d’ incentivare questo valore al di fuori dei confini di cucina, del cibo come necessità del vivere: è questa la vera avanguardia esposta qui! Gli spazi, l’architettura, l’organizzazione, l’ intrattenimento, i materiali, i dettagli di ogni degustazione sono concepiti in modo tale da metter a fuoco ogni capacità nascosta di quel particolare “manufatto culinario.” L’ obbiettivo è creare un contatto artistico, rivalutare l’artigianalità di ognuno di questi virtuosismi. Ogni assaggio è così esponenziato nel suo piacere attraverso un contesto che mette a suo agio non solo il gusto, ma anche gli altri sensi. Le papille gustative diventano occhi onnivori, ogni boccone si confonde di giudizio critico creando un pubblico affine e ricettivo a questa nuova contemporaneità del mangiar bene. Il gusto diviene valore fondante, ricreativo: una soddisfazione volatile che diletta ogni nostra percezione chiamandola in causa, un mangiar nuovo dove lentezza e unicità del sapore vanno ad aggregare tutte quelle diversità irripetibili che alla fine rappresentano l’ ingrediente cardine della nostra storia Italiana.

 

publishing by redazione onDate 18.03.2010 (0 comments)
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taste 2010 - ph Elia Giovacchini
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