a cura di Angela Pippo
Occasione di approfondimento guidato dalle domande e riflessioni di Angela Vettese, l’ultimo Ctalk ospitato dalla Fondazione Pomodoro di Milano ha visto come protagonista l’artista polacco Miroslaw Balka, decimo autore dell’annuale commissione promossa dalla Tate Modern londinese ad allestimento del monumentale spazio delle Turbine Hall. L’ambita e prestigiosa location dell’opera rende doveroso iniziare la conversazione proprio dall’ultima nata How is it, installazione site specific progettata per il grande spazio del museo londinese visibile dallo scorso autunno e ancora per pochi giorni.
Immaginata come immersione fisica totale, la grande struttura metallica suggerisce alla visione esterna forme estremamente semplici e lineari, per poi aprire la visita al suo interno ad un percorso di destabilizzazione sensoriale, che trasforma la totale oscurità in un momento significativo per la percezione.
Molte definizione sono state suggerite per decifrarne l’esperienza -“notte metaforica”, “non dimensione”, “luogo senza confini”- e per dare un significato alla sensazione di “perdita della propria verticalità” o di reale vacillamento fisico.
I complessi riferimenti messi in gioco dal grande cubo inducono a ricordare le riflessioni svolte da Balka sul tema del “corridoio”, cioè luogo che induce ad un cammino, percorso che, come nell’oscurità di How is it, costringe lo spettatore ad orientarsi per fare in modo che “il buio diventi percorribile”.
In riferimento alla questione viene ricordata l’opera presentata alla Biennale di Venezia nel 1993, Soap Corridor, dove a rendere più intensa la forte valenza simbolica del corridoio è la presenza sulle pareti di uno strato di sapone. La vicinanza del luogo di nascita dell’artista al campo di concentramento di Treblinka induce spesso la critica a ricondurre ogni rimando concettuale alla tragedia dell’olocausto; è Balka stesso a mettere in guardia dalle facili categorizzazioni ed in riferimento all’uso del sapone nella sua opera spiega come il significato possa essere molto più sottile e poetico della facile analogia con la pratica della saponificazione dei corpi ad opera dei nazisti, ricordando come questa sostanza in realtà possa essere particolarmente significativa per l’uomo, accompagnandolo dai primi attimi della nascita fin dopo la morte.
Nonostante il chiarimento non c’è dubbio che le origini dell’autore giochino un ruolo essenziale nell’opera e la provenienza culturale dell’artista diventa così doveroso oggetto di approfondimento.
Luogo di conflitti ideologici interni particolarmente laceranti, in Polonia la fede cattolica è sentita in maniera intensa dalla popolazione che per decenni si è dovuta scontrare con l’imposizione del regime Sovietico: Balka parla di perversione per ricordare l’ossimorico binomio comunismo-cattolicesimo.
Si lega alla religiosità e ai suoi riti la prima opera con cui lo scultore venne presentato al pubblico nel 1985, Souvenires of the First Communion, punto di partenza di un percorso che lo condurrà ad abbandonare la figuratività antropomorfa dei suoi primi lavori per arrivare alla smaterializzazione di sensazioni fisiche che non implicano la visione, motivo centrale nell’opera della Turbine Hall.
Come punto significativo per la definizione della sua arte viene citata l’attività di ripresa video. La telecamera viene intesa come apparato di cattura delle immagini oggettivo che -secondo le stesse ammissioni dell’autore- viene da lui utilizzato al pari di qualsiasi altro strumento tecnico, in maniera impersonale e con l’intento di cogliere il mitizzato “mistero nascosto dietro le cose banali”. Lo stesso vago mistero legato al senso di una confusa memoria che raccolgono in sé gli'“oggetti trovati”, rifiuti riabilitati a pezzi di valore attraverso il loro inserimento in molte opere di Balka.
publishing by redazione
onDate 22.03.2010
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