LABA, Libera Accademia di Belle Arti, nasce nel 1999 a Brescia dalla volontà e dal progetto del suo attuale direttore, Roberto Dolzanelli. Quest'ultimo, tra la fine degli anni '80 e l'inizio degli anni '90 si muoveva, in qualità di artista, per trovare spazi alternativi e laterali rispetto al mondo dell'arte a Brescia e a Milano. Il suo percorso di ricerca e di lavoro individuale lo ha condotto ad istituire LABA, la quale si differenzia e trova spicco nel panorama italiano per la mission che ne è al fondamento: "ho fondato un'accademia sul concetto di ricercare quale sia il senso di fare arte", dichiara. Pur muovendo una generale critica alle Accademie del nostro paese, troppo vicine per struttura e approccio alla realtà universitaria, il direttore riconosce umilmente i limiti della propria offerta formativa, affermando l'impossibilità di affrontare alcune tematiche fondamentali, come quella etica e politica. Prendendo atto della complessità e della molteplicità dei codici nei quali siamo immersi, sostiene dunque la necessità di liberare il linguaggio da tecnicismi, per "arrivare ad essere semplici e dire le cose per quello che sono", e di distinguere il concetto di artisticità da quello di creatività. La confusione che sussiste tra essi ha contribuito a rendere le accademie delle fucine di arti applicate (new media, fashion design), lasciando in secondo piano le arti visive.
"Stiamo vivendo un'epoca neobarocca" afferma Giampietro Guiotto, docente e critico, caratterizzata dalla proliferazione di nuovi linguaggi e nuove tecnologie dalla forte persuasività e utilizzati con fini mercantili. Mentre nel Seicento "il crear meraviglia" era finalizzato ad avvicinare a un senso ben preciso del mondo, oggi manca questa prospettiva. Viviamo in un'epoca dominata da uno "stato di ipnosi tecnologica" (cyberspazio, realtà virtuale, ipertecnologia), afferma lo studioso, il quale prosegue indicando come le nuove tecnologie si prestino alla vendita mercificata dell'esperienza estetica, sotto forma di segmenti temporali. Sostiene inoltre la necessità di superare i punti di vista tecno-filici e tecno-fobici al pari di una demonizzazione del mercato, fenomeno costante per l'umanità. Prendendo atto dello stato della situazione attuale, pare inutile riproporre l'opposizione tra virtuale e concreto (anche nelle applicazioni artistiche) mentre è, a suo parere, essenziale la valorizzazione dell'opera d'arte in quanto simbolo capace di leggere e comprendere la complessità della realtà contemporanea e sondare l'assoluto.
a cura di Nicola Mittempergher e Elisabetta Rattalino
publishing by alessia
onDate 22.05.2011
(0 comments)