di Pierangela Di Brizio
In occasione dell’inaugurazione della nuova mostra personale di Nedko Solakov alla Galleria Continua di San Gimignano, dal titolo A RIFFRAFF, abbiamo avuto il piacere di intervistare l’artista. Nato in Bulgaria nel 1957, vive e lavora a Sofia. Le sue opere concettuali, argute, ironiche e radicali spaziano tra molteplici tecniche ed ambiti linguistici, dal disegno al video, dalla manipolazione di oggetti alla performance, fino a racconti letterari che pervadono gran parte della sua produzione.
L’artista ci ha parlato dei contenuti della sua mostra A Riffraff, alla lettera “feccia, gentaglia”. Si tratta sia di opere del periodo 1988-1992, alcune realizzate prima dei cambiamenti in Bulgaria e che si pongono in “un contesto politico infervorato ed in un certo senso contro il sistema, a quel tempo”; sia di una serie di nuove opere, tra cui “un video che fa da connessione fra tutti questi pezzi”. I primi vengono menzionati da Solakov in termini di lavori un po’ più giovanili, “più naïf”, opere di un giovane artista. “Adesso sono più maturo, ma probabilmente sono ancora naïf, in un certo senso” aggiunge Solakov.
Egli ci ha parlato dell’importanza che assumono per lui la scrittura ed i piccoli segni che ritroviamo in molte delle sue opere. Solakov ci spiega che vuole “raccontare storie in uno spazio tridimensionale, non come una storia sulla carta di un libro, ma quando hai bisogno di spazio hai bisogno di quello tridimensionale. Qualche volta le opere sono su due dimensioni, come i pezzi intitolati Garbage People, una serie di 7 lambda print”, che fotografano l’immondizia attorno al posto dove l’artista viveva a Sofia, ma sono ingrandimenti che diventando la scenografia per piccole figure, piccole storie, piccole cose, dunque uno spazio dove molte comunità vivono, da qui il titolo: “Persone Immondizia”.
L’artista sarà presente a Faenza al festival dell’arte Contemporanea OPERE/WORKS, interrogato sull’importanza di ricollocare l’opera d’arte al centro del dibattito contemporaneo, egli risponde “recentemente e già da diversi anni forse abbiamo dimenticato ciò che davvero costituisce l’opera d’arte”, è quindi importate che l’opera ritorni al centro del dibattito sull’arte contemporanea. L’artista si dichiara “molto curioso di partecipare agli incontri” in occasione del festival, e di scoprire una nuova angolazione di approccio all’argomento.
Riguardo al contesto globale attuale egli ci espone le sue idee sulle possibilità che ha oggi un’artista di produrre un’opera ed esporla anche in importanti esposizioni internazionali, tuttavia è anche molto facile oggi per un artista perdersi, dunque l’artista deve riuscire ad utilizzare la globalizzazione nel modo migliore nel produrre opere d’arte, come nel distribuirle e consumarle.
Ringraziamo Nedko Solakov che gentilmente ci ha concesso l’intervista, ci rivedremo a Faenza.
publishing by redazione
onDate 04.03.2010
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