di Alessandra Casadei
Approfittando della presentazione del catalogo ragionato su Chen Zen, noi del festival dell'arte Contemporanea ci siamo intrufolati alla Galleria Continua di San Gimignano, per catturare alcune dichiarazioni di Daniel Buren sul tema del festival di quest'anno: OPERE/works.
Eccezionalmente anche uno dei giovani direttori della Galleria, Lorenzo Fiaschi ha partecipato alla piccola discussione nella quale abbiamo coinvolto l'artista.
Il profilo dell'opera come fulcro del dibattito dell'arte contemporanea è stato così tracciato da due punti di vista differenti ma tutto sommato complementari: quello dell'artista e quello del gallerista.
Interessante è stato scoprire quanto il loro lavoro sia vissuto in un rapporto di compresenza reciproca verso lo sviluppo ultimo dell'opera.
In un dialogo aperto, miscela liquida di francese ed italiano, sia Buren che Fiaschi hanno ammesso la propria partecipazione al processo di costruzione, produzione e fruizione dell'opera nella consapevolezza che nessuno, nemmeno l'artista possa mai venir prima del suo stesso lavoro.
Così mentre l’artista sviluppa, fa in modo che l’opera si realizzi, il gallerista osserva silenziosamente questo lavoro e paziente si cura che niente possa turbare tale processo creativo: egli produce le condizioni tecniche affinchè l’arte si compia.
L’opera d’arte è diventata allora il pretesto per aprire una discussione su quali siano siano i diritti ed i doveri di chi l’arte la crea, di chi la promuove e anche di chi la compra, in un equilibrio instabile che si presuppone più interessato alla cultura che non all’economia.
Ci rivela Buren: C'è ancora oggi tutto un sistema che si pone prima non solo degli artisti ma chiaramente anche ai loro lavori che diventano sempre più lontani: sono innanzitutto gli organizzatori che si prendono il merito degli artisti e stanno davanti alla scena, così come alcuni collezionisti..
E a noi sembra che voglia stuzzicare il suo gallerista come per sottolineare il duplice rapporto di fiducia e contemporaneamente di diffidenza che da sempre lega la figura dell’artista al mercato dell’arte.
Un incontro senza dubbio emozionante e non senza colpi di scena, [come la rivelazione sull’uso non consentito dei materiali di Buren da parte di Carsten Hoeller alla Kunsthaus di Bregenz n.d.a.] che lascia aperto il dibattito sull’opera d’arte.
Arrivederci ci saluta Buren in perfetto italiano. À bientôt*, speriamo noi pensando al festival.
* “A presto”
a fianco video dell'intervista e traduzione
publishing by redazione
onDate 02.03.2010
(1 comments)
grazie per il bell'articolo!