Art Basel, una delle più importanti fiere del mondo ha appena concluso la sua quarantunesima edizione. Cyou non c'era mai stata. Almeno fino a quest'anno.
Appena arrivati appare subito evidente quanto la vera difficoltà non stia tanto nell'arrivare a destinazione, quanto, come spesso capita, nel decidere come muoversi una volta arrivati: Art Galleries e Art Edition, Art Feature, Art Statements, Art Unlimited, Art Public, Art Parcours, Art Basel Conversation, Art Salon, Art Film sono solo alcune delle sezioni di un evento che si propaga ben oltre la struttura della fiera con installazioni ed interventi di arte pubblica.
La fiera permea inoltre la città con importanti esposizioni in gallerie private e musei pubblici disegnati da archistar quali Renzo Piano, Mario Botta o Herzog & De Meuron che già soli varrebbero la visita oltralpe. Tutto questo ed anche molto di più, concentrato in soli quattro giorni. Quattro giorni quando si è fortunati. Nel mio caso si è trattato di meno di quarantotto ore perciò una scelta è stata d'obbligo: la fiera a Messeplatz.
La prima cosa che colpisce, oltre alla perfetta organizzazione elvetica che non tradisce le aspettative, sono i grandi nomi, tra artisti e gallerie che riempiono i padiglioni della fiera con una qualità estetica ed una cura espositiva che raramente ci si aspetterebbe in un evento di questo tipo. È evidente come, appena valicati i confini nazionali, una kermesse di questo tipo assuma un più ampio respiro internazionale dove, inutile dirlo, sono gli americani, soprattutto newyorkesi, a farla da padroni con il maggior numero di presenze e del calibro di Marian Goodman, Gladstone o Gagosian.
Galleristi di tutto il mondo sono riuniti in un unico grande centro nevralgico che però non è ancora in grado di rappresentare a pieno quelle che sono al momento le tendenze del mercato dell'arte globale, con i giusti rapporti in gioco. Peccato che alle gallerie d'oltreoceano manchi una degna controparte proveniente da quei paesi che oggi sembrano rappresentare il futuro dell'arte, Asia in primis e che certo ravviverebbero il dibattito sull'arte contemporanea anche europea.
Basti pensare poi che l'apertura è stata affidata a Paul McCarthy intervistato dal nostro Massimiliano Gioni (per la registrazione www.artbasel.com), per capire quanto gli States abbiano voce in capitolo. E certo con rappresentati del genere non ci si può lamentare.
Nonostante questo Art Basel è un luogo in cui le riflessioni sull'arte contemporanea si sprecano. Così se da una parte grandi spazi sono lasciati all'installazione con un padiglione tutto dedicato ad opere site specific, dall'altra è bello scoprire che nel mondo (r)esiste anche una certa qualità nella pittura.
Quel che è sicuro è che Art Basel è un appuntamento da tenere d'occhio. Non basta, ma aiuta.
a cura di Alessandra Casadei
100 scatti di Alessandra Casadei ad Art Basel 2010: vai alla gallery