L’incontro con un artista di fama internazionale rischia a volte di deludere l’immagine che ci si è costruiti studiando sui manuali, ma la conferenza di Christo ha soddisfatto in pieno le aspettative del pubblico romano accorso numeroso mercoledì scorso al Palazzo delle Esposizioni.
Christo ha riassunto in una quarantina di diapositive la sua carriera insieme a Jeanne-Claude (scomparsa nel 2009), soffermandosi sul progetto Over the River: installazione di 962 teli drappeggiati sospesi per 10 chilometri lungo le sponde dell’Arkansas River in Colorado. Terminato l’intervento, l’artista è salito sul palco, ha assunto i panni di un banditore dal contagioso entusiasmo incitando il timido uditorio e si è dichiarato disponibile a rispondere a qualsiasi domanda fatta eccezione di “domande sulla religione, la politica e altri artisti”.
La spiegazione del progetto si è trasformata in un’appassionante epopea ricca di peripezie, difficoltà e continui rifiuti che hanno messo alla prova i due artisti dal 1992. Da allora, l’opera Over the River è rimasta bloccata in un interminabile “permitting process”. Per più di vent’anni Christo e Jeanne-Claude sono stati impegnati in un’intensa attività diplomatica presso le autorità federali, accompagnata da una capillare campagna d’informazione sul territorio per spiegare, e far accettare senza imposizioni, Over the River alle comunità locali.
Le difficoltà affrontate non si sono limitate alle autorizzazioni, ma riguardano anche la realizzazione tecnica e i finanziamenti. Se per la progettazione ingegneristica la coppia si è avvalsa dell’aiuto di numerosi centri di ricerca universitari, il problema finanziario è completamente autogestito. Da sempre tutti i costi di progettazione e realizzazione dei lavori sono, infatti, coperti dalla vendita dei collages di Christo (studi preparatori, disegni fatti a mano, pastelli, foto, cartine geografiche e campioni di tessuto): un sistema di autofinanziamento talmente innovativo e funzionale da essere il tema di un caso studio della Harvard Business School.
Incrociando le dita, l’epopea di Over the River dovrebbe concludersi nell’agosto 2014. Per due settimane l’Arkansas River sarà ricoperto da un tessuto traslucido, appositamente studiato, dando vita ad un “living work” che allo scadere del quattordicesimo giorno verrà rimosso e interamente riciclato. Come Christo ha orgogliosamente sottolineato, tutti i suoi progetti, Over the River compreso, “non sono necessari” e nascono da un “piacere irrazionale non giustificabile”. I lavori di Christo e Jeanne-Claude sono installazioni temporanee, uniche e non acquistabili: dimostrazioni di libertà e indipendenza assoluta contrapposte alla “permanenza che è possesso”, una “gioia malinconica” nata dalla consapevolezza di essere davanti a “qualcosa che non accadrà mai più”.
a cura di Chiara Barbieri
publishing by martina
onDate 06.12.2010
(1 comments)
Stimo Approvo Condivido Penso che il suo sia l'unico e vero senso dell' arte oggi dare emozioni uniche e senza aspettative grazie