One-o-one tra il collezionista bergamasco Tullio Leggeri e la giornalista Adriana Polveroni, per l'ultimo incontro della giornata con i Cbooks. Grande presenza di un pubblico specialista, molti collezionisti italiani e alcuni personaggi bergamaschi, tra cui il direttore della GAMEC Giacinto Di Pietrantonio e la critica d'arte Paola Tognon.
La Polveroni parte subito col voler indagare le dinamiche del lavoro di Leggeri, collezionista atipico in quanto spesso e volentieri anche committente.
Da cosa è partita la sua passione e il suo percorso?
Leggeri risponde con la simpatia che lo contraddistingue, raccontando di come 40 anni fa si sia accorto che l'arte era sempre più assente dalle strade, dalle case, dalle chiese, dalle architetture sia pubbliche che private. Per questo egli ha voluto fin dall'inizio coinvolgere gli artisti nei suoi progetti, di modo da riproporre una responsabilità sociale, un'attività di conservazione e di rilancio della tradizione estetica che fa parte del passato del nostro Paese.
La Polveroni ci ricorda della peculiarità di Leggeri di instaurare uno stretto rapporto con gli artisti e con le opere, rapporto che lui definisce carnale, spontaneo, viscerale e dissacrante.
Un collezionista deve essere in grado di scoprire da solo gli artisti, di riconoscere quel qualcosa di nuovo e quelle energie che possono andare avanti per sfociare in un percorso autonomo.
Leggeri racconta di tante esperienze di vita, avventure che ha vissuto tra fiere, gallerie e mostre in giro per il mondo, aneddoti emblematici per esplicare il ruolo giocato da questo personaggio nel formarsi di molti artisti.
Una delle particolarità del suo percorso, come accennato, risiede nel suo rapporto personale con gli artisti, un rapporto quasi conviviale; tuttavia ciò non va a sforare in un'attività di critica nei confronti del loro lavoro. Leggeri ama lasciare gli artisti liberi di creare, limitandosi a dare un supporto materiale che possa fornire all'artista gli strumenti per migliorare l'opera d'arte.
Prima di soffermarsi su una descrizione dell'esperienza del museo ALT ad Alzano Lombardo, la Polveroni si sente di fare una doverosa precisazione: la differenza tra l'acquistare opere per proprio piacere, e il collezionare opere per professione, per supportare il lavoro di giovani artisti. Ovviamente la figura di Tullio Leggeri si staglia tra i secondi.
Con ironia il bergamasco chiude l'incontro dando un annuncio: quello della sua malattia...per il collezionismo.
A cura di Ginevra Are
publishing by alessia
onDate 21.05.2011
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