I riflettori si sono nuovamente accesi sulla città di Torino nel primo week end lungo di novembre, e si sono equamente divisi tra la vera star del palcoscenico, ovvero la 17a edizione di Artissima, e i suoi eventi collaterali. Molto da raccontare, tanti giorni pieni di eventi, location ordinarie e straordinarie, incontri e esperimenti che meriterebbero una riflessione, ma il compromesso è d’obbligo, dunque ecco una personale recensione di questi tre giorni di fuoco torinese.
La nuova edizione di Artissima ha visto la luce con un nuovo direttore, Francesco Manacorda, e in una nuova sede, l’Oval del Lingotto, costruito in occasione delle Olimpiadi del 2006. Entrambe le scelte sono state felici ed azzeccate: gli ampi spazi, le vetrate, l’ottima illuminazione hanno dato respiro alle opere esposte negli stand e ai visitatori, che hanno persino potuto ammirare l’effetto panoramico dalla passerella della Casa delle Contaminazioni, uno spazio enorme, realizzato interamente con materiali di riciclo dal collettivo berlinese Raumlabor, che ha ospitato per tutto il week end performance, letture, videoproiezioni. L’effetto prodotto da questa installazione ambientale, soprattutto vista in notturna dalle vetrate illuminate dell’Oval, l’ha resa uno degli elementi più apprezzati dal pubblico e motivo di esplorazioni curiose, spesso culminate in una pausa relax su di una montagna di vestiti smessi. Per quanto riguarda i contenuti della prima edizione curata da Manacorda il bilancio è positivo, a cominciare dalle novità, come la sezione Back to the future, che ha riunito ventiquattro piccole personali di artisti attivi negli anni Sessanta e Settanta, volgendo per la prima volta uno sguardo anche al passato, per passare a Mostra per mostra, una selezione di opere ognuna in rappresentanza delle istituzioni culturali del territorio, fra musei, fondazioni e progetti pubblici. Stabili invece le sezioni classiche e molto amate della rassegna, come New Entries, dedicata a una trentina di giovani e promettenti gallerie provenienti da tutte le parti del mondo - Mosca, Mumbai, Kyoto ma anche Salerno, Parigi e Berlino - e come Ascolta chi scrive, che festeggia la sesta edizione con sedici percorsi proposti da critici e giornalisti che si occupano di arte contemporanea, da Francesco Poli a Ludovico Pratesi.
Il tema proposto da Artissima 2010 è stato lo “sconfinamento”, inteso come un’esplorazione in quel territorio di confine che sta tra arte figurativa, design, cinema, danza, letteratura e architettura, ma anche tra diverse idee, linguaggi ed esperienze. A ben pensarci, molto di ciò che è stato possibile vedere in questo week end prende spunto da qualcosa che, sulla carta, ha un altro background, altre regole, altre geometrie e significati. Per esempio, l’evento principale di Paratissima - giunta quest’anno alla sesta edizione forte di nuove iniziative, sponsorizzazioni e partecipazioni - dal titolo Fresh Art Candy, ha coinvolto dieci artisti affermati e legati a filo doppio alla città di Torino: ognuno di loro è stato invitato a riempire un frigorifero con ciò che meglio definisce il proprio percorso e la propria personalità. E così il pubblico si è trovato a interagire con un oggetto familiare e ad avere la possibilità di aprire letteralmente una porta sulla vita degli artisti, scoprendo il frigorifero di Nunzio pieno di carciofi, quello di Saverio Todaro di terra, quello di Luisa Rabbia con libri nascosti e così via, in un mix di creatività artistica che vede la cucina come un vero e proprio laboratorio e contemporaneamente ammicca alla vivace realtà locale di San Salvario, il quartiere di Torino che ospita Paratissima, luogo di sperimentazione in cui si trovano diverse attività creative ed artigianali. Lo spunto culinario è stato seguito anche da una giovane stilista torinese, Chiara Balbiano, che ha partecipato a Paratissima con quattro abiti appetitosi, chiamati Dress the Nature e realizzati con foglie di vite, cipolla, spezie e forchette. Esposti a mezz’aria, più che sulle linee impalpabili dell’abito l’attenzione cade sui dettagli catturati tra le pieghe dei materiali – silicone, plastica, reti metalliche - che con l’attività sartoriale hanno ben poco da spartire: i disegni realizzati con bucce di cipolla, le forme delle foglie di vite accostate tra loro, l’arcobaleno di spezie creano armoniose combinazioni, delicatamente imprigionate per vestire –idealmente - il corpo femminile.
E ancora, un esempio più testato di unione di diversi linguaggi, ma non meno efficace, si ritrova nelle fotografie di denuncia del reporter-fotografo Andrea Borgarello, esploratore sensibile che dal 2006 ha deciso di mettere i propri occhi alla prova in varie zone del mondo, traducendo momenti e situazioni toccati in splendide immagini di comunità africane, esposte anch’esse in occasione di Paratissima.
Consuetudine vuole che le gallerie torinesi durante Artissima dedichino la serata del sabato agli ospiti, torinesi e non, aprendo le porte a chiunque decida di fargli una visita. Succede che non sia iniziativa solamente delle gallerie, ma anche degli artisti, come Fabio Pietrantonio, che in occasione di questa serata ha aperto il suo studio al pubblico, presentando un’esposizione intitolata Agopuntura per il pianeta, nata da una performance dell’artista che ha poi portato, in un secondo momento, alla realizzazione dei lavori esposti. Il video mostra come tutto ha avuto luogo in Sardegna, alla tomba dei Giganti, nota per le sue proprietà energetiche: Fabio ha unito la propria creatività ad una pratica terapeutica orientale per mettere in scena una simbolica medicazione per il pianeta, nella speranza di risvegliarne l’energia e la forza. Non ci sarebbe bisogno di ribadirlo ma… un ulteriore, originale, sconfinamento.
a cura di Benedetta Bodo di Albaretto
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onDate 09.11.2010
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