Elena Del Drago interroga Angela Vettese sui temi della IV edizione del festival dell’arte Contemporanea di Faenza: Forms of collecting/Forme della committenza.
Quale luogo migliore di Artissima 17 per discutere del tema Forms of collecting/Forme della committenza? Perché Artissima, non bisogna dimenticarlo, è una fiera e l’aspetto economico riveste un ruolo sempre maggiore nella valutazione dell’opera d’arte contemporanea.
Elena Del Drago, storica dell’arte contemporanea, giornalista e conduttrice radiofonica per Rai Radio 3 interroga Angela Vettese sui temi della IV edizione del festival dell’arte Contemporanea di Faenza: ne emerge un panorama stratificato dove il valore socioculturale e quello economico dell’opera d’arte contemporanea vengono – spesso - a fondersi. Sembra venire meno quella peculiare funzione estetica che – almeno apparentemente - aveva caratterizzato la produzione artistica nei secoli precedenti. In continua tensione verso un’aura generatrice di immortalità, difficilmente l’opera d’arte ha saputo prendere le distanze – anche in passato – da ciò che costituisce la legittimazione del suo valore artistico e, dunque, del suo esistere: il mercato.
Angela Vettese parla di committenza e collezionismo andando a ritroso nel tempo. Analizza come il concetto di mercificazione dell’opera d’arte, dagli anni sessanta ad oggi, abbia visto un incremento dell’aspetto economico su quello culturale dando vita a quel sistema dell’arte così come lo conosciamo noi oggi, ricco di contraddizioni e a volte eccessivamente speculativo. Guardando alla storia dell’arte si può, tuttavia, ben vedere come la committenza abbia sempre condizionato non solo il successo di un artista ma la forma stessa dell’opera! Si può discutere a lungo di come e se la committenza abbia diritto di essere intrusiva nell’opera d’arte oggi, ma non possiamo certamente dimenticare i famosi contratti del ‘400 in cui i grandi committenti decidevano i soggetti delle opere, la quantità dei materiali necessari, il numero delle figure…
Ma ad Artissima si parla anche di opere. Nasce prima l’opera o la committenza? L’opera al momento della sua creazione, possiede o meno consapevolezza della sua destinazione?
Sempre più – afferma Angela Vettese – l’artista cede alla tentazione, consapevole o meno, di concepire un’opera avendo già in mente la maniera in cui questa potrà essere mercificata. Troppo grande è la volontà di essere “adottato” dal fagocitante sistema dell’arte.
Essere adottati da una galleria o da un committente non vuol dire solo mettersi nella prospettiva di vendere le proprie opere, ma soprattutto di essere incanalato in un sistema di relazioni che non portano vendita diretta immediata ma tante vendite e prestigio nel tempo.
La figura del collezionista – evidenzia però Elena Del Drago – ha visto una sbalorditiva evoluzione, parimenti al processo di smaterializzazione dell’opera. Dall’acquisto di tavole e pale d’altare in cui vedeva rappresentata la propria figura – si pensi, ad esempio, sempre ai lavori del quattrocento –all’acquisto di lavori costituiti esclusivamente dall’idea progettuale.
Sono moltissimi gli artisti - sostiene Angela Vettese – che hanno seguito queste tracce partendo dalla dematerializzazione dell’opera tornando, poi, alla forma: la smaterializzazione dell’opera d’arte rimane un’utopia. L’opera finge di non esistere ma il materiale artistico, le fotografie e i video ne testimoniano l’esistenza e anche le forme artistiche apparentemente in polemica con i condizionamenti mercificanti vengono riassorbite dal mercato, condizione necessaria affinché il lavoro di un artista possa circolare ed essere apprezzato anche culturalmente.
Parlando di mercato, di collezionismo, di committenza pubblica e privata e del loro rapporto con gli artisti, si arriva a conclusione del dibattito discutendo di finanziamenti pubblici e dell'ultima manovra varata dal Governo: il dl 78/2010, convertito in legge 122/2010, che prevede ingenti tagli alla cultura andando a demolire un sistema, quello dei musei, appena nato in Italia.
Tra il pubblico interviene anche Piero Gilardi, noto esponente del movimento Arte Povera e direttore artistico del Parco Arte Vivente di Torino. Gilardi lavora da quarant’anni a quello che egli stesso considera un processo di fondo: un processo, cioè, di trasformazione della natura dell’opera d’arte che, da condensato ideologico di un’icona, si trasforma in una interazione sociale di un atto relazionale simbolico. Il PAV, Centro sperimentale di Arte contemporanea, sostenuto dal Comune, dimostra come la Città di Torino abbia perseguito una politica illuminata e lungimirante nella promozione dell’arte contemporanea, molto più oculata rispetto ad altre realtà italiane.
Con l’auspicio di uno sviluppo di una diversa dimensione della committenza disposta a dare fiducia a progetti in cui l’aspetto peculiare è costituito, oltreché da un prodotto artistico finale, anche dal tempo di creazione dell’artista, dallo sviluppo di un lavoro che attua la sua natura ciclica, processuale e relazionale, si conclude l’incontro invitando il pubblico di Artissima dal 20 al 22 maggio 2011 al festival dell’arte Contemporanea di Faenza.
a cura di Stefania Crobe
publishing by fabio
onDate 15.11.2010
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